Godless: il ritorno del selvaggio west.


“Dio? Quale Dio? Signori, non sapete dove vi trovate. Date uno sguardo. Non c’è nessuno lassù a vegliare su di voi o sui vostri piccoli. Questo è il paradiso delle locuste, delle lucertole e dei serpenti. È la terra delle lame e dei fucili. È un paese senza Dio.”

E questa non è che la prima di una lunghissima lista di bellissime frasi d’effetto.
Godless“, potente mini serie Netflix del 2017 ideata da Scott Frank (il regista de “La Preda Perfetta” (2014) e lo sceneggiatore di “Logan – The Wolverine” (2017) di James Mangold (2017) e “Minority Report” (2002) di Steven Spielberg) e Steven Soderbergh (regista Premio Oscar nel 2001 per “Traffic” e famoso per aver diretto la trilogia “Ocean’s Eleven“, “Ocean’s Twelve” e “Ocean’s Thirteen“) ma sceneggiata e diretta dallo stesso Frank, offre emozioni molto variegate dall’inizio alla fine, avvalendosi di dialoghi estremamente accattivanti, toccanti e profondi, ricchi di perle e citazioni al mondo cinematografico dei western, genere che riesce a cavalcare alla meraviglia concedendosi il lusso di svecchiarlo.
Quello che infatti ci viene proposto è un classico western dal retrogrusto contemporaneo, un riuscito mix tra cult del genere come “Per Un Pugno Di Dollari” (1964) di Sergio Leone e prodotti più freschi come “Hostiles” (2017) di Scott Cooper. Il risultato è ben più che soddisfacente.

Nel 1884 la cittadina di La Belle viene sconvolta da una terribile catastrofe. Ottantatré uomini del posto, tutti minatori, muoiono nel loro primo giorno di lavoro alla nuova miniera e la causa è il malfunzionamento dell’impianto di aerazione che, privandoli dell’ossigeno, li soffoca nei tunnel. La cittadina è incredula e scioccata, rimangono solo le donne ed una manciata di anziani.
In questo clima teso e molto particolare arriva Roy Goode, un pistolero fuorilegge dell’animo buono in cerca di un nascondiglio ma la situazione si complica quando Frank Griffin, un santone criminale, si mette alla ricerca di Roy con la sua banda di depravati. La missione è trovarlo, punirlo per averlo tradito ed ucciderlo, ma chiunque darà ospitalità a Goode morirà con lui. La Belle però non è una cittadina remissiva e le donne del luogo non sono principesse in attesa del principe, ma bensì guerriere pronte a tutto per difendere la loro casa.
Questa è la pasta di “Godless“.
L’ottima sceneggiatura, grazie ad una regia contemplativa, dinamica, curata e creativa, una fotografia ricca di gusto e carattere, musiche ben realizzate ed incisive e personaggi tridimensionali, misteriosi ed umani, riesce a srotolarsi perfettamente puntata dopo puntata, stimolando l’attenzione e la sensibilità dello spettatore grazie al suo equilibrio di azione e sentimento, incognite e violenza, amore e odio, reale e soprannaturale. Impossibile non immergersi in questa vicenda illustrata con passione e fantasia, i personaggi che la popolano sono irresistibili quanto enigmatici, a volte infatti pare quasi abbiano una vita segreta che non ci viene rivelata, come se esistessero anche prima di questa miniserie; i dialoghi sono ben scritti e ben interpretati, mai banalizzati da cliché o stereotipi di genere; la trama si regge perfettamente e viene persino arricchita da molte sottotrame ben narrate e mai approssimative, nulla è casuale e tutto è al suo posto.
La ricostruzione storica, poi, è veramente riuscita, così come anche la colonna sonora ed il montaggio.

I difetti sono ridotti al minimo in questo prodotto Netflix troppo poco pubblicizzato, che riesce a farsi amare anche da chi (come me) non è un appassionato del mondo dei western.
Se siete in cerca di un pezzo di Cinema che vi sappia intrattenere, commuovere, far riflettere e deliziare gli occhi, “Godless” fa al caso vostro.

~Rebel Rabel

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