Paranormal Activity: la mia unpopular opinion.


Paranormal Activity” è un piccolo, ingegnoso film horror veramente ben realizzato che riesce ad essere davvero spaventoso, arrivando a dichiare che ciò che si vede è tutto reale”.

Roger Ebert
(critico cinematografico statunitense e premio Pulitzer per la critica nel 1975)

La critica cinematografica è un ambito a volte molto soggettivo e sicuramente il signor Ebert non aveva la verità in tasca quando parlò in quei termini di questo film, ma suppongo che i suoi mezzi per analizzare i lungometraggi siano superiori rispetto alla massa ed infatti sì, alla realtà delle immagini proposte da “Paranormal Activity” quasi ci si crede realmente alla prima visione.
Questo simpaticamente inquietante “pop-corn horror”, a mio personale parere fin troppo sottovalutato seppur, ovviamente, non perfetto, nasconde belle sorprese gustose che ai fan del genere (e non) possono solo piacere. Si sta parlando di un prodotto indipendente, realizzato con pochi mezzi ed un budget basso ma ben sfruttato (vi rimando al mio articolo della scorsa settimana intitolato “L’altro Cinema: i film a basso budget” dove, a grandi linee, già ve lo illustro), quattro attori che non sono attori che, anche se dilettanti, riescono a catturare il mood del film, un’unica location ed una regia praticamente assente in quanto lo stampo è quello di un private tape.
L’idea di base, seppur non particolarmente innovativa, non è però priva di una sua personalità e l’atmosfera è veramente ben costruita, la suspense è alta e si costruisce man mano, mantenendo un alone di realismo intorno alla vicenda paranormale. Il ritmo incalzante poi, dovuto ad una sceneggiatura acqua e sapone ma accattivante, consente allo spettatore di visionare il prodotto con partecipazione e divertente spavento; il tutto vuole, infatti, rimanere sul piano del classico horror da serata fra amici, quel genere di film che senza grandi pretese o pomposità vuole intrattenere e far sobbalzare il pubblico, un puro e semplice svago per amanti della “paura” insomma.
Metto il termine “paura” fra virgolette perché sì, i jumpscares ci sono, sono ben contestualizzati e fanno il loro dovere e la suspense che si va a creare riesce ad allarmare e suggestionare, ma comunque si rimane nell’ambito dei film di facile visione, niente di estremo o shoccante, un film dai dodici anni in su.

La mia unpopular opinion in merito qual è?
Semplice, trovo che questo “Paranormal Activity“, il primo, i vari sequel sono di fatto non sono degni di una parola, sia un gran bel film, un piccolo cult moderno di questo tipo di filone horror. Sì, non è stato il primo prodotto a proporre lo stile mockumentary (basti pensare a “UFO Abduction” di Dean Alioto del 1989 o a”The Blair Witch Project” di Eduardo Sánchez e Daniel Myrick del 1999) ma trovo che sia uno dei più riusciti in questo campo, ciò che propone rimane sul realistico e sul credibile e riesce ad immedesimarti realmente, cosa da non sottovalutare assolutamente quando si parla del filone sopra citato.
In più trovo decisamente apprezzabile la dedizione e la passione mostrata da Oren Peli, produttore cinematografico, direttore della fotografia, montatore, sceneggiatore e regista israeliano, che ha creduto davvero nel suo progetto e che ha curato per intero la pellicola, da lui appunto ideata, prodotta, scritta, diretta, montata e diretta nella fotografia, fornendo addirittura la sua abitazione come location. Insomma, per il basso budget ed i mezzi utilizzati trovo che il risultato sia tutt’ora invidiabile e trovo meritato l’ampio successo che il pubblico ha donato a questo film, spesso inguistamente ridicolizzato.
Non si può urlare al capolavoro, come spesso succede con tante pellicole vecchie e non, con alto budget e non, ma non è questo l’obiettivo che “Paranormal Activity” si prefigge.
Vuole essere un godibile teen horror e ci riesce dignitosamente e alla perfezione.

~Rebel Rabel

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