Tuo Figlio: un Thriller con la T maiuscola.


“Dove sei disposto ad arrivare per tuo figlio?”

Da Alberto Marini, lo sceneggiatore dell’accattivante e teso “Bed Time” (2011) di Jaume Balaguerò, regista dei film horror “Fragile – A Ghost Story” (2005) e “REC” (2007), un sorprendente quanto sconosciuto film spagnolo che, con la sua atmosfera passiva aggressiva ed il suo tono quasi autoriale, riesce a spiazzare e turbare lo spettatore come pochi film riescono.
Questo è “Tuo Figlio“, un film ben poco chiacchierato che potete trovare su Netflix e che ha tanto da offrire.

Miguel Ángel Vivas, regista di questo thriller umano ricco di suspense e plot twist, alle spalle ha pochi film ma con questo ha centrato in pieno il bersaglio. La regia è claustrofobica, intima, fredda e statica, uno sguardo spietato sulla scena che si sofferma lungamente anche quando ciò che si vede è difficile da digerire. Le scene, infatti, sono crude e senza veli e mostrano allo spettatore la nuda violenza con l’unico obiettivo di destabilizzarlo e trascinarlo in un vortice di eventi dalla quale è impossibile uscire.
La trama di per sè è lineare ed intrigante ma non voglio includere sinossi in questa recensione, perché l’elemento sorpresa è molto importante per godersi questo genere di pellicola, vi dirò solo che sarà uno schiaffo per la vostra sensibilità. La sceneggiatura è pressoché ottima, i conti tornano e non ci grandi lacune o carenze, nonostante il ritmo lento ed ipnotico la pellicola riesce ad intrattenere, o meglio, ad imprigionare, la mente di chi lo guarda, non risultando mai soporifero o didattico, il che per un thriller è fondamentale.
I personaggi sono semplici ma realistici e la recitazione è d’impatto, molto drammatica e inquieta seppur a tratti glaciale, calza a pennello con l’intero mood del film; il cast è sconosciuto al nostro mercato cinematografico, in quanto interamente spagnolo, ma svolge un ottimo lavoro.
Per certi versi, soprattutto per la color palette in alcuni momenti neon e molto urbana, per le espressioni facciali spesso immobili del cast, per le eslposioni di violenza improvvisa e per la cadenza flemmatica, il gusto della pellicola mi ha vagamente ricordato quello di “The Neon Demon” (2016) di Nicolas Winding Refn e non è davvero poco per un regista ignoto. Già solo questo rende il film degno di nota.
Spesso su Netflix si trovano film di scarsa qualità e di contenuto inesistente, basta pensare ad un “The Circle” (2017) di James Ponsoldt, ma in questo caso non è veramente così ed è da apprezzare come prodotti del genere, con un basso budget, un regista ed un cast inedito, riescano a essere più artistici e di personalità di altri prodotti più avvantaggiati.

Vi consiglio caldamente questa morbosa e appassionante opera, non fatevi ingannare dall’inesistente pubblicità e dategli un’occhiata, di sicuro riuscirà a turbarvi, rimanendovi impresso nel cervello e suscitandovi più di un quesito etico.

~Rebel Rabel

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