OSCAR 2020: parliamone.

Ciao cari amici amanti del cinema! Oggi voglio condividere con voi le mie impressioni sugli Oscar di questo 2020 con questo articolo un po rilassato, un po chiacchierata. Sapete che la notte degli Oscar per noi cinelovers è la più attesa dell’anno e che siamo sempre alla ricerca di amici e parenti (nei peggiori dei casi, di sconosciuti incontrati sull’autobus) per pararne e commentarne ogni particolare. Questi Oscar mi hanno stupito e reputo sia giusto rifletterci un pochino sopra: domenica notte sono successe alcune cose che hanno veramente rivoluzionato il mondo dell’Academy!

La cerimonia degli Oscar 2020, tenutasi a Los Angeles questo 10 febbraio, è stata un susseguirsi di vittorie che un po tutti ci aspettavamo e di veri e propri colpi di scena. A seguire farò un riepilogo di tutte le candidature e mi soffermerò su quelle che mi hanno maggiormente colpita. Ready?

Miglior attore non protagonista:

Candidati: Brad Pitt (Once upon a time in…Hollywood), Al Pacino (The Irishman), Tom Hanks (Un amico straordinario), Joe Pesci (The Irishman), Anthony Hopkins (I due papi).

Vincitore: Brad Pitt (Once upon a time in…Hollywood).

Braddone nazionale si è aggiudicato il premio come miglior attore non protagonista e tutti un pochino ce lo aspettavamo. Diciamo che questo Oscar Brad Pitt lo meritava come Leonardo DiCaprio l’ha meritato per Revenant: Pitt infatti non aveva mai vinto un Oscar per nessun ruolo e questo, secondo me, oltre che per al sua interpretazione indubbiamente meritevole, è stato anche un po un premio alla carriera. Inoltre il suo discorso una volta ritirato il premio è stato molto carino: ha ringraziato Tarantino e l’omaggio che ha voluto rendere al cinema Hollywoodiano, ha ringraziato il collega Leonardo e infine ha dedicato il premio ai suoi pargoletti. Bravo Brad, bravo.

“Quentin, tu cerchi sempre il meglio delle persone. E ora dobbiamo cominciare a dimostrare il nostro affetto per i nostri stuntman”

Miglior attrice non protagonista:

Candidature: Laura Dern (Storia di un matrimonio), Scarlett Johansson (Jojo Rabbit), Kathy Bates (Richard Jewell), Margot Robbie (Bombshell), Florence Pugh (Piccole donne).

Vincitrice: Laura Dern (Storia di un matrimonio).

A vincere l’Oscar come miglior attrice non protagonista è stata Laura Dern per Storia di un matrimonio, in cui interpreta un avvocato di successo di Los Angeles. Indubbiamente molto convincente nel suo ruolo, personalmente mi sarebbe piaciuto veder vincere l’Oscar dalla Johansson per la sua interpretazione in Jojo Rabbit, dove veste i panni della mamma di Jojo, Rosie. In Jojo Rabbit, Scarlett è stata capace di dare un tocco personale e carismatico ad un personaggio già scritto in maniera impeccabile. Mi è piaciuta ogni sua scena e il modo personale in cui le ha interpretate. La scena in cui veste i panni del padre di Jojo è commovente, come quella in cui spiega cosa significa essere donne. Un pezzetto di cuore l’ho lasciato sulla poltrona del cinema in quel preciso istante. Ma sono comunque contenta abbia vinto la Dern, specialmente per una vicenda che la riguarda, da me scoperta di recente: la Dern è un’attrice che non si è vista per parecchio tempo sul grande schermo e questo deriva da un’antipatia maturata da Hollywood nei suoi confronti a causa di un suo ruolo all’interno della serie TV Ellen.

Ellen è una serie degli anni 90 che vedeva protagonista Ellen DeGeneres, un attrice e conduttrice statunitense omosessuale che ai tempi decise di fare coming out insieme al personaggio che interpretava nella serie, anch’essa omosessuale. Nella serie, il personaggio di Ellen aveva un interesse amoroso interpretato proprio da Laura Dern. Al tempo non era ben visto il trattamento di certi argomenti (specialmente all’interno di prodotti come le serie TV, le quali erano ancora agli inizi, interessavano gli adolescenti e alle quali veniva richiesto di parlare solo di determinati argomenti). La scelta della Dern di interpretare un ruolo omosessuale all’interno di una serie televisiva le costò la carriera: Hollywood non le permise più di lavorare e l’unico regista con cui è riuscita a recitare per un lungo periodo è stato David Lynch. Questo per lei è stato l’anno della rivalsa e il fatto che abbia vinto l’Oscar dimostra forse che Hollywood si stia facendo perdonare questo torto inammissibile.

Inoltre, il giorno della premiazione è stato anche il suo compleanno (l’Oscar come regalo di compleanno non è male come idea…)! Il suo discorso con la statuetta in mano è stato molto dolce, classico: ha ringraziato il cast del film, Netflix, il regista Noah Baumbach e i suoi miti del cinema, oltre alla sua famiglia e a tutti gli amori della sua vita. Visibilmente molto emozionata, la Dern conquista finalmente un Oscar sudato e meritato.

“Ho sempre voluto fare l’attrice. Sempre. Mamma stasera piangeva come io non farò mai… Come lei, poi ho capito che volevo fare la mamma, la produttrice, la scrittrice, la regista, l’attivista sociale e l’ambientalista. Di tutto è di più.”

Miglior attore:

Candidati: Joaquin Phoenix (Joker), Leonardo DiCaprio (Once upon a time in…Hollywood), Adam Driver (Storia di un matrimonio), Jonathan Pryce (I due papi), Antonio Banderas (Dolor y Gloria).

Vincitore: Joaquin Phoenix (Joker).

Lo sapevamo. Dentro di noi lo sapevamo tutti. Probabilmente uno degli Oscar più meritati di questa edizione va a Joaquin Phoenix per la sua interpretazione magistrale in Joker. Phoenix è uno dei miei attori preferiti e sono al settimo cielo che si sia aggiudicato la vittoria. Non poteva andare diversamente. Adam Driver e Leonardo DiCaprio sono stati impressionanti (pur troppo I due papi e Dolor y Gloria non li ho visti! Fatemi sapere voi se Banderas e Pryce sono stati convincenti in un commento) ma secondo il mio modesto parere la vittoria di Joaquin ha un elemento che la rende inequivocabile: il Joker di Todd Phillips è Joaquin Phoenix. La pellicola si regge su di lui, senza la sua interpretazione probabilmente non avremmo amato così tanto il film. Un film in cui tutto il peso grava sulle spalle di un singolo attore merita questo riconoscimento, soprattutto se il lavoro compiuto dall’interprete è di un livello pari a quello di Phoenix. Leonardo DiCaprio nella scena del saloon mi ha esaltato, Adam Driver nella scena del litigio con la Johansson mi ha fatto venire i brividi; ma il modo, la personalità, l’intensità che Phoenix ha inserito nel suo Joker lo hanno coronato nel firmamento delle star del cinema mondiale: un’interpretazione rara ed impossibile da dimenticare.

Il discorso di Phoenix quando ha ricevuto il premio è stato bellissimo, considerando che l’attore era emozionatissimo e che soffre di attacchi di panico (questo per lui è il primo Oscar vinto). Per l’agitazione ha detto tantissime cose un po sconclusionate ma è comprensibile: ha parlato di temi che gli stanno a cuore e che stavano a cuore a suo fratello, come l’ambiente, i diritti degli animali e l’inclusività. Si è inoltre scusato con i colleghi candidati della sua vittoria perché consapevole di avere un carattere difficile da gestire, soprattutto sul lavoro. Ha poi concluso con delle parole dedicate al fratello River, morto di overdose nelle sue braccia nel 1993, all’età di 23 anni.

«Siamo così disconnessi dalla natura, che andiamo contro di lei e la distruggiamo. Commettiamo crimini contro gli animali, abbiamo paura di cambiare. Ma dovremmo usare l’amore e la compassione come principi guida».

Miglior attrice protagonista:

Candidature: Renée Zellweger (Judy), Scarlett Johannson (Storia di un matrimonio), Saoirse Roan (Piccole donne), Charlize Theron (Bombshell), Cynthia Erivo (Harriet).

Vincitrice: Renée Zellweger (Judy).

Porta a casa il premio la cara Renée con sorpresa di tutti. Judy è uscito da poco nelle sale italiane e non ha ottenuto un successo così esponenziale. Il film è stato poco apprezzato dalla critica e voci di corridoi mormorano che il premio alla Zellweger non sia stato propriamente la scelta più giusto. Io purtroppo non ho visto il film, quindi mi astengo dal giudicare. Ho visto degli spezzoni delle interpretazioni delle altre attrici candidate (tra i film in gara in questa categoria ho visto solo Storia di un matrimonio e Piccole donne) e mi ha colpito particolarmente quella di Cynthia Erivo per Harriet. Non vedo l’ora di vedere il film, perché in pochi istanti mi ha veramente rapita… chissà, lo meritava lei il premio? Se avete visto il film fatemelo sapere nei commenti. Anche Scarlett Johannson è stata magnifica in Storia di un matrimonio e un po mi dispiace non abbia vinto. Ma non mi spingo troppo oltre con i giudizi, non avendo visto alcuni dei film in gara. Ciò che posso criticare è il discorso della Zellweger durante la premiazione, il quale è stato un’interminabile elenco di nomi da ringraziare! Ne avrà detti quarantasette! Poi, dopo aver letto le pagine gialle, ha commentato con un omaggio a Judy Garland e a tutti i nostri eroi personali, i nostri modelli di riferimento che ci uniscono e ci spingono a migliorare. Caruccia.

«È una donna che ci ha lasciato in eredità la generosità di spirito e la capacità di inclusione. Garland, questo è per te»

Miglior cortometraggio animato:

Candidature: Matthew A. Cherry, Bruce W. Smith(Hair Love), Siqi Song (Sister), Daria Kashcheeva (Daughter), Rosana Sullivan, Kathryn Hendrickson (Kitbull), Bruno Collet, Jean-François Le Corre (Mémorable).

Vincitore: Matthew A. Cherry, Bruce W. Smith(Hair Love).

Vince come miglior cortometraggio animato Hair Love. Il corto lo trovate facilmente su YouTube e racconta una storia molto tenera che riguarda i capelli afroamericani. Per comprendere il corto bisogna sapere che in America c’è una grandissima penuria di parrucchieri che sanno trattare i capelli afroamericani ed è complesso trovare nei supermercati prodotti fatti appositamente per questo tipo di capelli. Questa, se ci pensate, è un’assurdità, poiché gli Afroamericani rappresentano metà della popolazione statunitense. Vedere questo grande problema all’interno di un corto vincitore degli Oscar è molto significativo.

Migliori costumi:

Candidature: Jaqueline Durran (Piccole donne), Mark Bridges (Joker), Christopher Peterson (The Irishman), Mayes C. Rudeo (Jojo Rabbit), Arianne Phillips (Once upon a time in…Hollywood), Sandy Powell (The Irishman).

Vincitrice: Jaqueline Durran (Piccole donne).

Vince l’Oscar per i migliori costumi Jaqueline Durran per Piccole donne: meritatissimo premio. La vittoria di un film in costume per i migliori costumi è un po scontata, lo so, ma i costumi di Piccole donne sono veramente stupendi, curati nei minimi dettagli. Nella mia recensione del film parlavo proprio di come fossero stati cuciti per riprodurre il carattere e l’indole di ogni personaggio. Quando un costume parla e ci racconta del personaggio non può che essere trionfante. Mi sono piaciuti moltissimo anche i costumi di Jojo Rabbit e di Joker (il completo rosso che indossa nelle ultime scene è fantastico). Diciamo che i miei finalisti sarebbero stati Piccole donne e Jojo Rabbit, sarei stata contenta per entrambi allo stesso modo. Vince Piccole donne quindi nulla di cui lamentarmi. A voi sono piaciuti i costumi di Piccole donne? Avreste preferito veder vincere qualcun altro?

Nel suo discorso la Durran ha ringraziato l’Academy e, se si ascolta attentamente, la sentiamo dire una frase un po spiacevole: Jacqueline ha ringraziato anche la sua famiglia per averle permesso di essere sia una madre che una donna in carriera. Questo ci fa capire come ancora la società spesso impedisca a questi due ruoli di coesistere ed è molto triste vedere tante donne rinunciare alla carriera per fare le madri e le mogli oppure vedere donne in carriera rinunciare ad una famiglia per poter continuare a lavorare. Quella frase mi ha fatto riflettere sugli ostacoli che spessissimo donne lavoratrici e madri si ritrovano a dover affrontare e di quante debbano rinunciare ad una delle due cose.

Miglior fotografia:

Candidature: Roger Deakins (1917), Robert Richardson (Once upon a time in…Hollywood), Rodrigo Pietro (The Irishman), Jarin Blaschke (The lighthouse), Lawrence Sher (Joker).

Vincitore: Roger Deakins (1917)

La vittoria va a 1917 e come biasimarla. Il film ha una fotografia meravigliosa, una vera panacea per gli occhi. Dinamica e impetuosa, anch’essa all’interno della pellicola è capace di raccontarci tante cose e in un film visivo e, più in generale, sensoriale come 1917 è giusto l’abbia vinta lui. Anche la fotografia di Joker mi è piaciuta moltissimo ma sono comunque felicissima della vittoria di Deakins.

Miglior colonna sonora:

Candidature: Hildur Guðnadóttir (Joker), Alexandre Desplat (Piccole donne), Randy Newman (Storia di un matrimonio), Thomas Newman (1917), John Williams (Star Wars: l’ascesa di Skywalker).

Vincitore: Hildur Guðnadóttir (Joker)

Ultima vittoria per Joker quella per la sua colonna sonora: inevitabile. Le musiche che compongono la pellicola sono un qualcosa di meraviglioso. Mettono i brividi. Accompagnano scena dopo scena e fanno davvero la differenza all’interno del film. Bellissima anche la colonna sonora di Piccole donne, molto più classica ma di grande spessore e raffinatezza. Sono super contenta della vittoria di Hildur Guðnadóttir, la quale, tra l’altro, ha anche un nome che ricorda l’universo del Signore degli anelli.

Miglior scenografia:

Candidature: Nancy Haigh (Once upon a time in…Hollywood), Barbara Ling (Once upon a time in… Hollywood), Regina Graves (The Irishman), Lee Sandales (1917), Dennis Gassner (1917), Bob Shaw (The Irishman), Won-Woo Cho (Parasite), Lee Ha-Jun (Parasite), Ra Vincent (Jojo Rabbit), Nora Sapkovà (Jojo Rabbit).

Vincitore: Nancy Haigh (Once upon a time in…Hollywood), Barbara Ling (Once upon a time in… Hollywood).

Il film di Tarantino trionfa per le bellissime scenografie che riproducono interamente la Hollywood degli anni 70. Coloratissime, curate dei minimi dettagli e probabilmente il segno distintivo di Once upon a time in… Hollywood. Nancy e Barbara ottimo lavoro. Stupende anche le scenografie di 1917 e di Parasite. In Parasite, pensate, è stato tutto ricostruito: le scenografie di Parasite sono state create appositamente per il film, dal quartiere dei Kim alla casa dei Park, il tutto gestito da scenografi e architetti per favorire le scelte registiche di Bong Joo-ho. Ah, la magia del cinema!

Miglior sceneggiatura non originale:

Candidature: Taika Waititi (Jojo Rabbit), Greta Gerwing (Piccole donne), Todd Phillips (Joker), Scott Silver (Joker), Steven Zaillian (The Irishman), Antony McCarten (I due papi).

Vincitore: Taika Waititi (Jojo Rabbit).

Per mia immensa gioia Jojo Rabbit si porta a casa il premio per la miglior sceneggiatura non originale. Il film, infatti, è tratto a grandissime linee dal romanzo Il cielo in gabbia. Taika Waititi con la sua sceneggiatura reinterpreta in un modo totalmente innovativo il concetto di razzismo e di guerra, regalandoci dei monologhi e dei dialoghi commoventi, divertenti, ficcanti e capaci di far riflettere senza appesantire. Il suo lavoro è stato impeccabile e sono contentissima della sua vittoria. Probabilmente altro film a cui avrei dato la statuetta è Joker, anch’esso arricchito da una sceneggiatura potente, vibrante e profonda. Il discorso di Waititi è stato breve e divertentissimo, era visibilmente emozionatissimo e ha dedicato il suo Oscar a tutti i bambini indigeni che sognano di diventare qualcosa di grande, ha esortato loro di non smettere mai di sognare e ha ringraziato più volte la sua mamma, senza la quale non avrebbe mai raggiunto quel traguardo. Inoltre, Taika Waititi è il primo regista di etnia Maori, una popolazione nativa americana che tutt’oggi viene discriminata spesso negli Stati Uniti, a vincere una statuetta agli Oscar.

“tutti i bambini indigeni nel mondo che nutrono l’aspirazione di creare arte, ballare e scrivere storie. Noi siamo gli originali narratori e possiamo farlo ora e bene”.

Miglior sceneggiatura originale:

Candidature: Bong Joon-ho (Parasite), Han Jin-won (Parasite), Noa Baumach (Storia di un matrimonio), Rian Johnson (Cena con delitto), Quentin Tarantino (Once upon a time in… Hollywood), Sam Mendes (1917), Krysty Wilson-Cairns (1917).

Vincitore: Bong Joon-ho (Parasite).

Da questo momento in poi per Parasite non ci sarà più un attimo di tregua. Padrone assoluto di questi Oscar 2020, Bong Joon-ho inizia accaparrandosi la statuetta per la miglior sceneggiatura originale, premio che non poteva andare che a lui. Parasite ha una sceneggiatura che fa venire le lacrime agli occhi. Contiene dei messaggi di un’importanza e di una profondità spaventosa e sono super felice abbia vinto. Avrei trovato ingiusto veder vincere un film come 1917 perché in un film del genere (come era stato anche Dunkirk l’anno scorso) la parola conta in modo relativo. Sono film di immagini, di sensazioni, nei quali la sceneggiatura è magra e lascia, giustamente, spazio ad altro. Anche la sceneggiatura di Storia di un matrimonio mi è piaciuta ma sono comunque convinta della vittoria assoluta di Parasite.

Migliori effetti speciali:

Candidature: 1917, Star Wars: l’ascesa di Skywalker, Avengers Endgame, The Irishman, Il re leone.

Vincitore: 1917.

1917 sbaraglia mamma Marvel portandosi a casa il premio per i migliori effetti speciali. 1917 infatti è pieno zeppo di effetti speciali che noi non percepiamo in alcun modo. Un premio tecnico assolutamente meritato.

Miglior regista:

Candidature: Bong Joon-ho (Parasite), Quentin Tarantino (Once upon a time in…Hollywood), Martin Scorsese (The Irishman), Tod Phillips (Joker), Sam Mendes (1917).

Vincitore: Bong Joon-ho (Parasite).

Bong Joon-ho SBARAGLIA una concorrenza fatta di nomi stratosferici e si aggiudica il premio come miglior regista per il suo Parasite. Quando hanno annunciato il vincitore il povero Bong non ci poteva credere. Il suo lavoro è stato premiato e questo mi ha fatto un piacere che non potete immaginare. Nella mia recensione di Parasite (trovate tutte le recensioni qui sul blog, ovviamente) avevo nominato la regia di Bong Joon-ho, definendola molto vicina alla perfezione e vederlo vincere l’Oscar mi ha riempito di soddisfazione. Il regista coreano compie in Parasite un lavoro magistrale, che probabilmente si studierà nelle scuole di cinema. Un altro regista meritevole dell’Oscar è stato Sam Mendes per il suo 1917 ma Parasite si è conquistato la statuetta nonostante tutto. Grande Bong. Nel suo discorso ha fatto un grandissimo omaggio a Martin Scorsese, citandolo e facendogli sapere quanto amasse i suoi film, i quali gli hanno fatto da scuola. Scorsese stava lacrimando e non faceva altro che mandargli baci di congratulazioni. E’ seguito un ringraziamento a Tarantino, il quale inserisce in ogni sua top 10 annuale un film coreano (essendo un amante del cinema asiatico) e che in quella in quest anno aveva inserito proprio Parasite. Quentin ha risposto alle parole di Bong mandandogli segni di pace e battendosi il pugno sul cuore.

Quando ero giovane e studiavo cinema, c’era un detto che avevo scolpito nel profondo del mio cuore, che è “Più è personale, più è creativo”. Quella citazione è del nostro grande Martin Scorsese. Quando ero a scuola, ho studiato i film di Martin Scorsese. Solo essere nominato è già stato un grande onore, non avrei mai pensato di vincere. Quando le persone negli Stati Uniti non avevano familiarità con i miei film, Quentin metteva sempre i miei film nella sua lista. Lui è qui, grazie mille. Quentin, ti amo. 

Parasite vince poi il terzo Oscar della serata come miglior film internazionale (non mi soffermerò su questa categoria perché, purtroppo, ho visto solo Parasite tra i film candidati) e il regista ha pronunciato un commovente discorso proprio in onore del nome modificato dall’Academy, passato da “miglior film in lingua straniera” a “miglior film internazionale”.

“Grazie. È un grandissimo onore. La categoria è passata adesso da quello che era il Miglior film in lingua straniera al Miglior film Internazionale: sono felicissimo di essere il primo a riceverlo con il nuovo nome. Voglio applaudire e sostenere la nuova direzione simboleggiata da questo cambiamento. E tutti i nostri adorati membri della troupe e del cast sono qui con noi quindi vorrei ringraziarli con un applauso: ecco la troupe e il cast di Parasite. E grazie al nostro grande direttore della fotografia e al nostro scenografo. E voglio davvero fare i complimenti a tutti i grandi artisti che sono presenti in questa sala stasera. E vorrei anche ringraziare tutti quelli che mi hanno permesso di realizzare la mia visione. Grazie. Adesso sono pronto a bere stasera! Grazie”.

In ultimo, accanto alle pallicole The Irishman, Storia di un matrimonio, Once upon a time in…Hollywood, Piccole donne, Jojo Rabit e Le Mans 66, Parasite vince il quarto Oscar della serata nella categoria Miglior film.

Un attimo di silenzio per il mio povero cuore.

Ci ho sperato, ci ho sperato come non mai. L’ho tolta come possibilità nelle mie previsioni perché mai avrei creduto in un gesto così rivoluzionario. Eppure l’Academy consegna nelle mani di Bong Joon-ho l’Oscar come Miglior film, il primo nella storia consegnato ad una pellicola in lingua diversa dall’inglese. Bong Joo-ho credo che ad un certo punto abbia seriamente rischiato l’infarto. Si guardava in giro come in attesa di sapere che era stato commesso uno sbaglio. Invece è proprio Parasite a portare a casa la statuetta: uno dei film più belli dell’ultimo decennio, appassionato, impeccabile… da Oscar. Questo premio non rappresenta solo la vittoria di un film straordinario ma un passo verso l’innovazione, l’uscita da una mentalità chiusa, com’è quella degli Oscar, verso un’internazionalità che mira a premiare artisti da ogni parte del mondo: che mira a premiare la bellezza di un’opera e non le convenienze che vi girano attorno.

Mi scuso se ho lasciato da parte alcune candidature ma non sono un’esperta dei premi tecnici e non avrei saputo commentarli a dovere. Toy Story 4 (vincitore dell’Oscar come miglior film d’animazione) non l’ho ancora visto e Bombshell (vincitore dell’Oscar per il miglior trucco) non è ancora uscito in Italia.

Il mio commento agli Oscar 2020 finisce qui. Grazie di essere giunti fin qui nella lettura di questo interminabile articolo! Spero condividiate con noi tutte le vostre opinioni riguardo la cerimonia nei commenti qui sul blog o su Instagram (dove mi trovate come @mymoviesdrugs). Noi ci vediamo alla prossima con una nuovissima recensione! Restate aggiornati.

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