Hereditary: l’estetismo del dolore.

il

Vorrei scrivere una breve sinossi del film per illustrarvi a grandi linee ciò che andrete a vedere, ma penso che non lo farò.
Questa pellicola merita un approccio a scatola chiusa, così da godere ancor di più delle grandi sorprese visive e narrative che ci troveremo di fronte, per tanto vi dirò solo che una tranquilla famiglia americana composta da madre, padre, figlia e figlio viene scombussolata dalla perdita della bizzarra nonna materna e che, da quì, inizierà il loro viaggio, dentro e fuori se stessi.
Questo è “Hereditary – Le Radici Del Male“, enigmatica e conturbante opera del 2018 firmata dal promettente regista, scrittore e sceneggiare Ari Aster.

La texture è quella di un film drammatico.
Introspettivo ed intenso, il lungometraggio d’esordio di Aster indaga sul dramma del lutto e della perdita, raccontandoci il dolore con grande maestria, estetismo, durezza e alienazione, dipingendo un quadro famigliare spietato ma onesto. L’aspetto horror si costruisce pian piano, mettendo le radici nel realismo disarmante di un nucleo famigliare sofferente e scardinando il film dai classici canoni e cliché orrorifici, quello che infatti ci si trova davanti è un horror gourmet, elegante, raffinato, di carattere.
Tra i tanti pregi di questo prodotto senza dubbio dobbiamo citare la regia, la fotografia e le interpretazioni del cast, in special modo di Toni Collette, la nostra protagonista. La regia di Aster è un occhio contemplativo e voyeuristico che ci porta nel vivo della vicenda e che ci imprigiona in un limbo di timore e curiosità, mostrandoci senza veli anche le immagini più dure; Pawel Pogorzelski, che ha curato anche la fotografia di “Midsommar – Il Villaggio Dei Dannati” (il secondo film di Ari Aster), ha creato per noi immagini magnetiche, carismatiche ed estremamente curate, sicuramente difficili da dimenticare; Toni Collette ha dato il meglio di sé in questo ruolo, il tormento e l’angoscia sono palpabili e le espressioni facciali risultano davvero credibili e ricche di sfaccettature, un’interpretazione riuscita, mai caricaturale e godibile, anche il resto del cast è ben calato in parte. I personaggi sono tridimensionali e reali ed i dialoghi, stanianti, mai banali e crudeli, arricchiscono il film che già si per sè, anche grazie a interessanti giochi di camera e ad un montaggio accattivante e spiazzante, sa coinvolgere lo spettatore dall’inizio alla fine.
Un’altra notevole caratteristica positiva è l’assenza di inutili jumpscares, il che lo discosta ulteriormente dall’ambito dei film horror commerciali e privi di creatività degli ultimi anni.

Se siete in cerca di un film in grado di emozionarvi e sconcertarvi con classe e carattere, se volete vedere un horror diverso dal solito o semplicemente se siete stufi delle solite trovate trite e ritrite, vi consiglio caldamente questa pellicola, che con il suo surreale realismo di sicuro vi saprà sorprendere ed ammaliare come raramente la maggioranza dei film horror contemporanei sanno fare.
La parola d’ordine, quando si parla di un prodotto di Ari Aster, è “inventiva” e questo ottimo e mai banale “Hereditary – Le Radici Del Male” ne è la conferma.

~Rebel Rabel

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