Dracula, la miniserie Netflix

Ben tornati carissimi amici cinefili in una nuova recensione! Stavolta non parliamo di un film, non parliamo di una serie ma affrontiamo uno degli ultimi prodotti fatti uscire a gennaio da Netflix: Dracula. Questa recensione avrà una parte NO SPOILER e una parte SPOILER (avvertirò non appena affronteremo la parte spoiler, non temete!).

Dracula è una miniserie che si sviluppa in 3 puntate da circa un’ora e mezza l’una, in cui viene raccontata forse una delle storie del terrore più famose di sempre. La miniserie è stata concepita da Mark Gatiss e Steven Moffat, creatori della premiatissima serie Sherlock, basata sui casi dell’investigatore Sherlock Holmes dei libri di Conan Doyle, interpretato nella serie da un ottimo Benedict Cumberbatch (se non avete mai visto una puntata, ne approfitto per consigliarvela).

La trama:

Transilvania, 1897

Nel convento di Bran viene tenuto in osservazione un uomo terribilmente ferito e malato che pare nascondere un grande segreto. Due suore decidono di approfondire il caso e, durante un lungo interrogatorio, riescono a scoprire che il poveretto non è altro che un sopravvissuto da un periodo di prigionia nel castello del Conte Dracula.

La serie inglese ha un cast tutto da scoprire, nonostante gli attori abbiano una certa età (e siano dotati di una certa bravura): il Conte Dracula è interpretato da Claes Bang, un attore danese che avreste potuto vedere in film come The Square, The Burnt Orange Heresy e in Millennium-quello che non uccide; al suo fianco vediamo Agatha Van Helsing, interpretata da Dolly Wells, attrice inglese che avreste potuto vedere in Doll&Em, Good Posture, Copia Originale e in Il diario di Bridget Jones.

Dracula è una serie horror e thriller del tutto diversa a ciò che siamo abituati a vedere su siti “americanizzati” come Netflix. E’ un prodotto visibilmente europeo e questo gli conferisce un fascino del tutto nuovo, per lo meno l’ha scatenato su di me, essendo io una fan dei film e delle serie TV non statunitensi. Dracula ha un modo di raccontarsi basato sull’introspezione, sulla parola e sul colpo di scena. Gli attori hanno tutti delle caratteristiche che li rendono affascinanti. L’aspetto fisico dell’attore all’interno di un film deve parlare, deve dirci qualcosa sul suo conto che ci sarebbe impossibile comprendere a parole e in Dracula questo accade per quanto riguarda il personaggio di Agatha.

Dracula (Claes Bang) è un uomo affascinante, conturbante e con un’altissima carica erotica. Perché il Conte Dracula ci viene rappresentato in questo modo? Perché egli è il simbolo del diavolo, del peccato, della bellezza condannata e della lussuria… Ovviamente tutto ciò lo fa intendere l’interpretazione che i creatori della serie hanno fatto del personaggio originale. Una creatura maligna che si nutre di sangue, scegliendo le sue vittime per bellezza, cultura e intelletto. Un uomo di mondo, furbo e avido di conoscenza, vissuto ma allo stesso tempo infantile. L’interpretazione di Bang ha fatto letteralmente il botto, abbattuto, purtroppo, da una scrittura frettolosa e banale del personaggio; sfacciato, a tratti caricaturale e animato da una velata carica sensuale, la quale si perde nel poco approfondimento per quanto riguarda la sua psiche e la sua storia.

Sicuramente vediamo un Dracula lontanissimo dall’originale di Bram Stoker, meravigliosamente rappresentato invece nel film Dracula di Bram Stoker del 1992. Questo Dracula è spiritoso, banale e decisamente poco spaventoso. Il suo aspetto fisico tradisce da sé alcune di queste caratteristiche, essendo l’attore un bel uomo, non adatto a interpretare un mostro.

Dory Wells interpreta un personaggio nuovo, non presente nel libro da cui la storia è tratta: una suora discendente della famiglia Van Helsing. Agatha è una donna di un intelligenza affascinante e con un carattere molto forte. Il suo scopo nella vita è conoscere i segreti del Conte e capire come funzioni la sua natura fantastica, il che la porta a considerare il vampiro un dilemma, più che un nemico. La Wells ha un modo di recitare che attrae e che fa innamorare lo spettatore del personaggio: io ho desiderato per tutta la serie di vedere a breve uno spin off su di lei! Elegante, potente, equilibrata, vibrante. L’idea di rendere Van Helsing una donna non mi ha affatto dispiaciuta, dà freschezza alla storia. Lei è probabilmente il personaggio più riuscito, anche se povero di storia e approfondimento.

Moffat e Gatiss hanno compiuto un lavoro gradevole su un’idea non facile da portare in scena. La storia del Conte Dracula è stata recuperata dal cinema in ogni modo possibile, ce l’hanno propinata in tutte le salse e, nonostante mantenga sempre quell’alone di fascino, proporre al pubblico l’ennesima trasposizione avrebbe probabilmente solo che annoiato. In questa serie, però, la storia del Vampiro viene messa sotto una luce diversa, trasformando la vicenda del terrore per eccellenza in un thriller psicologico che si concentra non sulla malvagità di Dracula, ma sul mistero che lo avvolge. Questo escamotage è vincente anche se la trama presenta molteplici buchi che la rendono scollegata e la fatto apparire un po’ campata in aria, sbrigativa, distratta.

Perché i vampiri non vedono la loro immagine riflessa? Perché non possono uscire alla luce del sole? Perché temono il simbolo della croce? Questi sono quesiti che nella serie verranno ripetuti fino a farci sentire il bisogno fisico di svelarli! La serie punta tutto sul dubbio, sul mistero, sull’imprevisto e sull’inaspettato, rendendo impossibile lasciare lo schermo del televisore se non prima d’aver scoperto qualcosa sull’enigmatica figura del conte. Peccato che poi, quando ogni dubbio è risolto, ci rimane un po’ l’amaro in bocca a causa delle trovate banali e sconclusionate.

Dinamica ma con personaggi studiati poco, sceneggiatura intrigante ma trama lasciata un po al caso, regia semplice ma adatta, ambientazioni e costumi curate nei minimi dettagli, fotografia concorde al tipo di prodotto. Dracula è una serie piena di contraddizioni. A me non ha dispiaciuto, nonostante i molteplici errori di scrittura. Adatta per una serata all’insegna del puro intrattenimento. Si poteva fare decisamente di più con il materiale a disposizione: un vero peccato.

La parte NO SPOILER finisce qui! Do un caloroso “alla prossima” a tutti quelli che non hanno ancora visto la serie ed un “benvenuti” a tutti quelli che invece l’hanno vista oppure non temono lo spoiler. La parte SPOILER inizia tra…

3

2

1

In Dracula il mostro si fa specchio della psicologia umana e riflesso delle angosce e delle bellezze della vita mortale. Questa chiave di lettura innovativa rende la serie magistrale sotto il punto di vista della sceneggiatura e dello sviluppo della trama, la quale, purtroppo, non riesce a stare al passo con le potenzialità offerte dall’idea originale.

Davanti ci viene posto un mostro che non è altro che un estremizzazione della natura umana, ricco di insicurezze, paure, dogmi e pulsioni. Agatha è combattuta di fronte a tale confusione, poiché ella è una guerriera e sente il dovere di sconfiggere le forze del male, ma è anche una scienziata che sente il bisogno di capire cosa c’è dietro la leggenda del vampiro. Questa inquietudine però è resa UNICAMENTE dal personaggio di Agatha, come se fosse lei a immaginarsi tutta questa affascinante serie di sfaccettature, perché il personaggio di Dracula resta uguale a se stesso per tutta la durata della serie, senza nulla che lo renda veramente intrigante.

La prima puntata ci illustra il mondo di Dracula, la sua casa, la sua malvagità e le sue abitudini. La prima è probabilmente la puntata più riuscita, essendo ricca di jump scare, scene inquietanti e messaggi brutali. Il racconto di tale realtà ci viene fornito da Jonathan Harker, personaggio protagonista del libro di Bram Stoker. Jonathan è un avvocato dal coraggio invidiabile che viene imprigionato da Dracula, il quale lo usa come spuntino notturno in attesa della sua non-morte, come fa da secoli con gli esseri umani. Interessante è la scena in cui Jonathan sta facendo un sogno erotico sulla sua fidanzata Mina ed improvvisamente si trova addosso il Conte, il quale ogni notte lo divora. Questo espediente crea una sorta di ambiguità nel personaggio di Dracula.

Jonathan diventa una vittima cosciente della sua prigionia, nonostante nessuno lo tratti come un vero e proprio prigioniero. Jonathan sa che quella di Dracula è una prigione mentale, che soggioga corpo e subconscio, rendendo impossibile al prigioniero evadere da quella condizione, anche dopo aver lasciato il suo castello. Questa visione inquietudine e indagatrice, attenta alle emozioni e agli impulsi dei personaggi si perderà man mano con l’avanzare della serie.

Nella seconda puntata l’attenzione si concentra sul rapporto che si va ad instaurare tra Dracula e Agatha Van Helsing. Infatti, dopo aver sterminato il convento di suore tramite una serie di scene cruente e molto sanguinolente (Tarantino sarebbe fiero), Dracula rapisce Agatha perché immediatamente colpito dalla peculiarità del suo sangue: il Conte, infatti, sceglie le sue vittime con cura, come un sommelier sceglie il vino, poiché è dal sangue che lui trae non solo giovinezza e nutrimento, ma anche conoscenza, doti e virtù (anche se spesso lo vedremo mangiare gente a caso mosso da semplice… Fame. Anche qui la scrittura del personaggio perde colpi perché svanisce una peculiarità interessante). Il sangue è vite è la frase che domina la serie. Agatha è un boccone pregiato e con questa scusa i due sono portati a stringere un legame che va oltre la sottomissione. Il Conte trova finalmente una degna avversaria, una compagna, una persona che pare capirlo.

La sottigliezza crudele con la quale gli ideatori fanno impalpabile l’attrazione fisica e, soprattutto, mentale tra i due protagonisti rende la loro storia come perennemente sospesa, in bilico, sul filo del rasoio, in una gara a chi prevale prima sull’altro. Questo aspetto mi è parso vigente perché attira l’attenzione del pubblico, nonostante sia un espediente alquanto banale. Poi nella terza ed ultima puntata un totale stravolgimento: ci troviamo improvvisamente nel 2020, Agatha è morta in seguito al naufragio della nave che fa da sfondo alla seconda puntata e Dracula è rimasto dormiente per 123 anni. Al suo risveglio, sulle coste dell’Inghilterra, trova Zoe, una poliziotta identica ad Agatha che si scopre essere la sua pronipote.

Questo cambiamento di ambientazione favorisce la progressiva mutazione visiva che la serie adotta per farci comprendere che il fulcro della vicenda non è la paura, ma la conoscenza. Nella prima puntata abbiamo spargimenti di sangue, un castello infestato dai morti viventi e un manoscritto maledetto dalla follia. Nella seconda la serie già assume i colori del giallo alla Agatha Christie, con un mistero da risolvere ed una gara psicologica in cui in ballo ci sono la vita e la morte. Nell’ultima puntata, molto più lenta rispetto alle prime due, vediamo una vera e propria indagine all’interno della natura del Conte e tutti i dubbi vengono a galla.

Perché Dracula teme la luce del sole? Perché è un suo condizionamento mentale. Perché teme il simbolo della Croce? Perché esso non rappresenta la bontà di Dio, ma il coraggio avuto da Gesù nel morire per redimere l’umanità. Perché ha bisogno di essere invitato per entrare in un luogo? Perché egli stesso si disprezza e ha bisogno di una qualsiasi specie d’accettazione. Perché non può vedere la sua immagine riflessa? Perché il suo volto lo ripugna e gli ricorda la sua natura codarda.

Dracula ha paura della morte e la sua condizione di immortalità alimentata dall’assassinio e dalla sete costante è dovuta al fatto che, mentre tutti i membri della sua stirpe sono morti valorosamente sul campo di battaglia, lui è fuggito, vittima della codardia, meritandosi il rifiuto eterno da parte della morte, simbolo di epico coraggio: questa potrebbe essere una spiegazione plausibile ma nella serie viene accennata a malapena.

La serie termina con una scena che mi ha convinto: Zoe ha il cancro, sta morendo, e l’unica cosa in grado di uccidere un vampiro è bere il sangue di un morto. Dopo aver rivelato al Conte la realtà su tutte le superstizioni a lui legate, Zoe muore e Dracula, pronto a rinunciare a tutto pur di compiere, almeno una volta nella sua vita, un atto di coraggio (e vedendo con Zoe morire ogni speranza di essere amato), si accascia su di lei, bevendone il sangue e suicidandosi.

Una serie che, ripeto, ha del potenziale ma viene sfruttato male. Scene frettolose, buchi di trama, scrittura dei personaggi poco approfondita, ultima puntata lenta e allo stesso tempo priva di attenzione (come se venissero inseriti elementi semplicemente per allungare il brodo). Il senso generale comunque è interessante, intrattiene e visivamente non è male.

Ringrazio tutti per essere arrivati alla fine di questa recensione abbastanza approfondita! Voi avete visto Dracula? Vi è piaciuta? Fatemi sapere tutti i vostri pareri nei commenti qui sotto o su Instagram (lascio i link ai profili qui sotto). Noi ci vediamo alla prossima con un nuovo articolo!

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