Louisa May Alcott: dietro Piccole donne…

Nelle sale dal 9 gennaio 2020, Piccole donne ha conquistato il cuore di una grandissima fetta di pubblico, aggiudicandosi una candidatura agli Oscar come miglior film. La storia della famiglia March, tuttavia, non è nuova: è dal 1868 che per le vie d’America si sente parlare di una certa ragazzina di nome Jo e delle sue sorelle. Piccole donne, infatti, non è solo un film, ma la storia di una scrittrice trasposta in un indumenticabile romanzo, uno dei più grandi per quanto riguarda la letteratura americana del XIX secolo. La mano a tingere le pagine d’inchiostro è quella di Louisa May Alcott, poetessa e scrittrice femminista nota per essere la mente dietro il capolavoro di Piccole donne. Ma chi è questa figura tanto coraggiosa da portare sulle pagine di un libro una vicenda tanto rivoluzionaria come quella della famiglia March? Chi si nasconde dietro l’anticonformismo di Jo? Scopriamolo insieme attraverso un piccolo viaggio nella sua grandiosa vita!

Louisa May Alcott nasce il 29 novembre del 1832 a Germanton, Pennsylvania, e cresce in un momento storico particolare identificato con il nome di Guerra di Secessione (1861-1865), in cui America del sud e America del nord si ritrovano divise da ideali contrastanti: il nord vuole l’abolizione della schiavitù (proposta portata al governo da Abraham Lincoln, primo presidente americano repubblicano) mentre il sud considera questa decisione una violazione dei propri diritti costituzionali, basandosi la sua economia sulle piantagioni di cotone e la manodopera a basso costo fornita dagli schiavi che vi lavoravano.

La Alcott cresce in una famiglia repubblicana e particolarmente anticonformista:

Non credo che mi sposerò mai. Sono felice così come sono, e amo così tanto la mia libertà per non avere alcuna fretta di rinunciarvi, per qualsiasi uomo mortale.’

Louisa May Alcott

Il padre, Amos Bronson Alcott, è un insegnante che segue la filosofia trascendentalista , la quale contempla i principi razionalisti e l’esaltazione del rapporto tra individuo, natura e società. La madre, Abby May, è invece un’attivista e un’assistente sociale.

Nel 1834 la famiglia si trasferisce a Boston, dove il padre fonda una scuola sperimentale, aperta sia a bianchi che a persone di colore, dove approfondisce la filosofia trascendentalista kantiana. Purtroppo, la scuola non frutta guadagni sufficienti e la famiglia Alcott finisce in una situazione economica difficile. La necessità di trovare una fonte di sostentamento spinge la famiglia, composta da madre, padre e 4 figlie, a Sudbury River, dove Amos Alcott fonda una comune agricola, la “Utopian Fruitlands”, la quale è destinata a fallire pochissimo tempo dopo la fondazione. Le ristrettezze economiche costringono le sorelle Alcott a lavorare dalla tenera età. La più propensa alla fatica è proprio Louisa, la quale svolge vari impieghi come insegnante, domestica e governante, senza trascurare gli esercizi di scrittura.

La formazione della Alcott è appannaggio del padre e dei suoi amici e colleghi, tutti insegnanti, filosofi e scrittori progressisti. Non c’è da meravigliarsi, quindi, nel leggere in Piccole donne di Jo, animata da una sete di conoscenza e da una passione per la scrittura e l’insegnamento totalmente in disaccordo con le credenze sociali dell’epoca.

CURIOSITÀ: la Alcott ha impiegato solo 10 settimane per scrivere il suo Piccole donne, talvolta dimenticandosi persino di mangiare, tanto era presa dalla scrittura. Le pagine arrivarono all’editore, il quale pubblicò il romanzo quattro mesi dopo. Piccole donne si classificò immediatamente come uno dei volumi più venduti.

Nel 1845 la famiglia si trasferisce a Concord e Louisa pubblica il suo primo racconto: “Le favole dei fiori“, dove narra di fate e folletti, esaltando la bellezza della natura e sottolineando l’importanza di rispettarla. Dopo questa prima pubblicazione, probabilmente non priva di intralci dovuti alla sua condizione in quanto donna, la Alcott inizia ad interessarsi ai diritti delle donne e alla situazione degli schiavi neri, entrando a tutti gli effetti nel movimento femminista e antischiavista ottocentesco. Fu lei la prima donna in America a iscriversi negli elenchi per l’elezione di un consiglio d’istituto scolastico a Concord.

Gli anni 50 dell’ottocento portano nella vita di Louisa parecchi scossoni: in primo luogo la morte della sorella più giovane, Elizabeth, e il matrimonio della sorella maggiore, Anna. La famiglia si va pian piano a disgregare e lei sente una mancanza dentro di sé, colmabile solo dalla passione per la scrittura.

Inizia a pubblicare nuovi romanzi sotto lo pseudonimo di A.M Barnard. Le sue storie hanno tutte come protagoniste donne forti, anticonvenzionali, a volte malvagie, subdole e manipolatrici. Le sue storie d’amore sono appassionate, a tratti scabrose e coperte da un’atmosfera che ricorda il genere thriller. Louisa scarica nei suoi libri tutti i suoi ideali più affermati, portando la figura della donna su un piano totalmente nuovo: la donna non è più l’angelo del focolare, dedita al marito e alle faccende domestiche, ma un simbolo di indipendenza, sensualità e intelligenza.

CURIOSITÀ: il personaggio di Laurie, centrale nel romanzo Piccole donne, pare sia stato ispirato all’autrice da un suo amico musicista polacco di nome Ladislas Wisniewski, conosciuto nel 1865 in un viaggio in Europa. Il soprannome che Louisa gli aveva affidato era Laddie, proprio come Jo sceglie di chiamare il vicino di casa, Theodore Laurence, Teddy. Fonti vaghe e, probabilmente romanzate, parlano di una storia d’amore tra la scrittrice e il musicista, durata per tutto il soggiorno della Alcott a Parigi.

Nel 1868 avviene la pubblicazione del primo capitolo della saga Piccole donne, in cui la Alcott trasporta tutta la sua realtà familiare. Il libro è praticamente un’autobiografia romanzata, in cui lei è interpretata da Jo March, suo alterego letterario. L’unica differenza tra le due personalità è che Jo, alla fine del romanzo, si sposa, mentre Louisa resterà nubile per tutta la vita. La Alcott stessa ha risposto a questa scelta, considerata un’anomalia al tempo, con la frase “io ho lo spirito di un uomo intrappolato nel corpo di una donna… per questo mi sono sempre innamorata di ragazze molto carine e mai di un uomo“. Questa celebre affermazione rende facile il sorgere di vari dubbi riguardo l’omosessualità della scrittrice, sulla quale, però, non abbiamo alcuna prova certa.

Gli anni in concomitanza con la stesura di Piccole donne la tengono impegnata nello scrivere vari articoli di stampo femminista e antischiavista sulla rivista Atlantic Monthly e nel prestare servizio come infermiera ai soldati di ritorno dalla Guerra. Il suo lavoro a servizio della patria viene quasi subito interrotto dal tifo, malattia che la costringerà ad una lunga convalescenza. Nel mentre , la sua produzione letteraria non si arresta: nel 1869 pubblica il secondo capitolo della saga Piccole donne, Piccole donne
Crescono, fino ad arrivare al 1886, anno in cui esce l’ultimo volume della trilogia.

“Gli uomini devono lavorare e le donne si sposano per denaro. È un mondo orribilmente ingiusto.”

Louisa May Alcott

Piccole donne, pieno di tratti inconfondibili del pensiero rivoluzionario della Alcott, raggiunge immediatamente un’enorme successo, diventando uno dei romanzi di formazione più importanti della letteratura americana. Nelle sue pagine, la Alcott racchiude tutta la sua vita, la storia delle sorelle, la figura buona della madre e il coraggio del padre, arricchendola di significato, insegnamenti e ideali totalmente nuovi, brillanti e progressisti.

“Molto distante nella luce del sole sono le mie aspirazioni più elevate. Posso non raggiungerle, ma posso guardare in alto e vedere la loro bellezza, credere in esse, e cercare di seguire dove mi conducono.”

Louisa May Alcott

Probabilmente è esattamente questo spirito d’innovazione che ha reso i romanzi di Piccole donne eterni, pieni di ideali e valori adattabili anche al nostro tempo, lontano più di un secolo dalla realtà in cui vennero siglati. La forza di una donna, di un’artista, vive in quelle parole, tutt’ora considerate un immenso patrimonio. Piccole donne, adatto a tutte le età, è un romanzo che va letto almeno una volta nella vita per farci un’idea di come il pensiero controcorrente di una singola persona sia riuscito a rivoluzionare una realtà tanto vasta.

“Mi piace aiutare le donne ad aiutare se stesse, e questo è, a mio parere, il miglior modo di risolvere la questione femminile. Qualunque cosa si possa fare e fare bene abbiamo il dovere di farla, e non penso che nessuno potrà negarcelo.”

Louisa May Alcott

Mentre tutta l’America leggeva della vita delle sorelle March, tuttavia, la Alcott affrontava la malattia. Le sue condizioni di salute precarie si trasformano in gravi attacchi che la costringono a letto. Fonti storiche dicono che avesse un malattia autoimmune, probabilmente il lupus; altre che subisse le conseguenze di un avvelenamento da mercurio dovuto alle cure per combattere il tifo. Ma il 6 marzo del 1888 si rivela un giorno fatale: Louisa May Alcott muore per un attacco di ictus nella sua casa a Boston.

Mente illuminata, scrittrice eccezionale, donna indipendente e rivoluzionaria in un’epoca complessa e piena di impedimenti. Sempre fedele al suo pensiero, pronta a difendere qualunque individuo colpito da discriminazioni e capace di smuovere gli ideali di milioni di ragazzine costrette ad un destino già scritto. I libri della Alcott continuano a fare la storia e a rendere immortale il nome di un’artista femminista antischiavista, simbolo di progresso e apertura mentale.

Invito tutti a vedere al cinema il film della regista Greta Gerwing, la quale ci ha regalato, ormai dopo già due trasposizioni cinematografiche, la storia delle sorelle March in una chiave del tutto nuova. Trovate la recensione scritta da me qui sul blog (https://cines.blog/2020/01/17/piccole-donne-la-storia-di-louisa-may-alcott-prende-vita/) e un breve riassunto sulla pagina Instagram di cines.blog (link qui sotto)! Noi ci vediamo alla prossima con nuovissimi contenuti riguardanti cinema, arte e immagine.

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