Piccole donne: la storia di Louisa May Alcott prende vita

La regista Greta Gerwing (Lady Bird, Mistress America, Arturo) si è caricata dell’enorme responsabilità di portare sullo schermo uno dei più significativi capolavori della letteratura americana. Si è caricata dell’enorme responsabilità di rendere giustizia ad una storia senza tempo, di scegliere i volti delle sorelle March e di donare loro vita nuova. Greta Gerwing è stata coraggiosa ed il suo coraggio è stato premiato con una candidatura del suo Piccole donne come miglior film agli Oscar, accanto a pellicole come The Irishman, Once upon a time… in Hollywood e Joker. Questo è successo perché Piccole donne, sia parlando del libro che del film, non è una storia per ragazzine, non è una storia semplice e non è di certo una storia che si dimentica facilmente. Il film avrà reso giustizia a tutte queste caratteristiche? Avrà colto l’immortalità della famiglia March?

Piccole donne ha come assolute protagoniste le quattro sorelle March, le quali, nel libro, vengono immediatamente rese inconfondibili. Ognuna di loro ha delle passioni, degli obbiettivi e un caratterino tosto da tenere a bada. Il cast scelto per il film è riuscito a pieno a trasformare le parole di Louisa May Alcott in pura e tangibile realtà: Eliza Scanlen incarna la dolcezza angelica della piccola Beth, Florence Pugh l’assillante e romantica Amy, Emma Watson la saggia e composta Meg, Timothée Chalamet lo sbandato e passionale Laurie… e poi c’è Jo, il cui viso è incarnato da una strabiliante Saoirse Roan (a mio giudizio una delle attrici più talentuose di quest’ultimo decennio). La Roan, si sa, non sbaglia mai un ruolo: è calzante in ogni sua interpretazione e trasmette la sua passione per la recitazione in qualsiasi situazione. In questo film l’ho trovata semplicemente perfetta.

Lei è l’eroina della storia; è la piccola donna selvaggia, cocciuta e intelligente; è la croce della zia March (cameo della mitica Maryl Streep) e la perla della signora March (Laura Dern). Jo è la rivoluzione, è una tempesta di anticonformismo: protagonista scandalosa di una storia ottocentesca che, nel finale, né muore né si sposa per convenienza (chi ha visto il film capirà il preciso dettaglio). Incarnazione di uno spirito libero e volto del vero movimento femminista a cui la Alcott ha pienamente preso parte, il quale si propone di denunciare ogni tipo di discriminazione. Per far comprendere lo spessore di Piccole donne nel campo della letteratura moderna, in quanto uno dei pilastri della prosa femminista, basta dire che il messaggio che, durante l’intero libro, la scrittrice intende passare è che l’amore per se stessi in quanto individui viene prima di qualsiasi altro tipo d’amore; una donna, per essere felice, non ha bisogno del matrimonio, ma di sogni e di passione; “meglio rimanere zitelle che intrappolate in un matrimonio senza amore”: questo il messaggio che la signora March cerca di far arrivare al cuore delle proprie figlie. Un messaggio del tutto rivoluzionario, capite bene, nato in una società in cui la donna era proprietà dell’uomo, in cui il matrimonio rappresentava solo una convenienza economica e in cui una donna non sposata a venticinque anni veniva considerata di serie B. La questione era alquanto semplice: o eri ricca o dovevi sposarti. Un tantino limitante, no?

Jo March: Voglio farmi la mia strada nel mondo!

Zia March: Nessuno si fa strada da solo, men che meno una donna! Devi trovare un buon partito!

Jo March: Ma tu non sei sposata, zia March!

Zia March: Ma che c’entra?! Io sono ricca!

In Piccole donne questo messaggio di completa rottura è reso alla perfezione. Il “sogno” e l’ambizione vengono sempre messi in primo piano. Quindi, non aspettatevi di vedere un film romantico nel senso convenzionale della parola. Aspettatevi di vedere un film che parla d’amore. L’amore che più emerge è quello per le proprie aspirazioni e, quindi, l’amore per la scrittura (Jo, infatti, ha il sogno di diventare una scrittrice): questo particolare rende la pellicola piena di poesia, romanticismo, esaltazione della parola ed immaginazione.

Greta Gerwing ha compiuto un lavoro eccellente nel rendere il senso di questa storia, nota ai più, completamente nuovo e di trasportare dei valori non più validi ai tempi nostri in una chiave moderna e coinvolgente. Il film ci tiene a sottolineare che la storia a cui stiamo assistendo è lontana dai nostri giorni, ma è attento anche a renderci semplice il compito di immedesimarci nei suoi personaggi, dando loro una caratterizzazione precisa e rendendoli ambasciatori di valori e ideali validi tutt’ora, come il coraggio, la sorellanza e l’ambizione. La pellicola risulta quindi fresca, attuale e conduce lo spettatore in un viaggio che finirà per farlo affezionare alle sorelle March, proprio perché in loro vede una giustizia senza tempo.

La storia viene raccontata su piani temporali differenti: questa è una scelta del regista estremamente ingegnosa. Una vicenda che altrimenti, ad un certo punto, sarebbe risultata pesante e noiosa (essendo il libro pieno di dettagli riguardanti ogni pomeriggio passato insieme tra le sorelle, piacevoli da leggere ma sicuramente più pesanti da vedere al cinema), cambia forma, assumendo dinamismo e conservando una continuità, aspetto che spesso si perde in film dove passato e presente si scambiano di frequente.

Questa scelta mette in relazione l’età adulta con l’infanzia. Il parallelismo tra le due fasi della vita è argomento di base sia nel romanzo che nella pellicola e questo modo di mostrarle al pubblico, tramite l’alternanza di balzi nel passato e nel presente, rende loro assoluta giustizia. I colori e la vivacità della gioventù si scontrano con le difficoltà e i tramonti della maturità, rendendo non solo sotto il profilo narrativo ma anche sotto quello fotografico. Si sviluppa così la storia, alternando momenti allegri e divertenti a scene drammatiche ed emotivamente complesse.

La ricostruzione delle ambientazioni è impeccabile, curata nei minimi dettagli, come lo sono anche i costumi e la quotidianità illustrata nelle varie scene girate in casa March, le quali nel libro hanno una grande importanza. Vorrei soffermarmi per qualche riga proprio sulla scelta dei costumi: tutte le sorelle March hanno un modo di vestire diverso e che riflette le loro personalità. Amy, la più vanitosa, veste di merletti, con colori pastello che ricordano gli abiti delle bambole; Beth, la più docile e timida, è racchiusa in queste stoffe opache e modeste; Mag, la più adulta e rigorosa, è sempre in ordine ma incarna anche la semplicità di una donna che sa portare, se pur a malincuore, il suo disagio economico; Jo indossa degli abiti semplicemente eccezionali: senza corsetto, se ne va in giro con gilet maschili, pantaloni portati sotto le gonne e capelli perennemente scompigliati.

Ho trovato questa avventura cinematografica totalmente appagante: la pellicola è emozionante e stimola la riflessione su una stragrande quantità di argomenti (l’amore, la famiglia, l’amicizia, la caparbietà, il desiderio, la ricchezza spirituale e l’indipendenza), le interpretazioni degli attori sono magnifiche, la regia è dinamica ma non si preclude dei momenti più lenti in cui dominano poesia e bellezza, la cura visiva rende il film una panacea per gli occhi. Lavoro promosso a pienissimi voti.

Inizialmente, quando ho visto il titolo Piccole donne tra le candidature agli Oscar come miglior film, sono rimasta leggermente confusa. Non mi sarei mai aspettata di trovarmi di fronte ad un’opera di tale spessore e sono rimasta piacevolmente colpita. Piccole donne merita ogni candidatura conferitole e spero tantissimo che Saoirse Roan si aggiudichi la statuetta come miglior attrice protagonista, nonostante abbia apprezzato molto l’interpretazione di tutte le altre candidate.

Spero vivamente che lo andiate a vedere al cinema e che vi piaccia tanto quanto è piaciuto a me. Come sempre, lasciatemi qui sotto tutti i pareri riguardo alla pellicola che avete da condividere e seguiteci su Instagram (lascio i link qui sotto) per rimanere sempre aggiornati su tutte le novità del blog. Alla prossima recensione!

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