The Strange Things About The Johnsons: scoprendo Ari Aster.


Immaginate una famiglia: madre, padre e figlio.
Immaginate che la quiete e la serenità di questo semplice e comune nucleo famigliare americano vengano spezzate da un fatto talmente grottesco e terribile da essere inaffrontabile.
Violenza, estetismo, morbosità, sofferenza e genialità: questo è il cortometraggio “The Strange Things About The Johnsons“, opera del 2011 dell’astro nascente Ari Aster.

“Sono un tipo nevrotico. Sono talmente “fortunato” da avere riserve d’ansia infinite. La mia immaginazione mi continua ad assalire con l’idea di scenari catastrofici, il che mi impedisce di prendere qualsiasi decisione senza angosciarmi per le possibili conseguenze.
È quasi un sollievo poter riversare tutto ciò su personaggi inventati piuttosto che proiettarlo sul me stesso futuro. Inoltre, se un film horror non tratta di questioni esistenziali, che senso ha?”

Questo è Ari Aster, un regista, sceneggiatore e scrittore statunitense di trentatré anni che, tramite il suo nuovo e fresco modo di affrontare il genere horror ed il Cinema, riesce ad emozionare, sconcertare ed inquietare il pubblico. Per mezzo dei conturbanti film che lui stesso idea, scrive e dirige, entriamo in un’America dolorante e dolorosa, perversa, alienante e alienata, nella quale i rapporti umani sono l’unica e vera minaccia, la sola fonte di sgomento e paura.
Questo potente cortometraggio non è da meno.
Nato da una chiacchierata tra amici (tra cui Brandon Greenhouse, lo sconosciuto co-protagonista del corto) sui tabù della società divenne poi la sua tesi di laurea all’American Film Istitute per diventare, in seguito, virale su internet.

Esteticamente matura e curata, questa piccola perla in soli 29 minuti riesce a calarti perfettamente in un aberrante incubo domestico fatto di abusi e devianze, di silenzio e omertà. Gli spazi sono tremendamente claustrofobici, le luci e le ombre delineano immaginari e simbolici limiti nella quale i protagonisti sono intrappolati e la tensione che i visi e le inquadrature ci raccontano è a tratti insostenibile; le scene sono aspre, dirette e reali, un pugno nella faccia dello spettatore che difficilmente avrà mai visto un soggetto di questo tipo in un film.
Gli attori proposti sono volti nuovi e mai visti ma riescono a sostenere con veridicità e intensità i loro ruoli, di per sé abbastanza complicati da interpretare. I personaggi sono sì ben illustrati ma volutamente non tridimensionali, il punto focale dell’intero corto, infatti, non sono i tre individui ma l’atto in sè e i sentimenti che scatena. L’assenza di una vera e propria colonna sonora è una scelta vincente, si lascia spazio alle voci, ai silenzi e ad un sonoro angosciante e ricco di suspance che rende la visione emotivamente coinvolgente e d’impatto.
La trama è di per sè semplice e ben esposta, lineare, e nonostante la breve durata del corto la sceneggiatura riesce ad essere chiara, dettagliata, appassionante e senza buchi, davvero non male per uno dei primi lavori di un giovane regista sceneggiatore.

Decisamente difficile trovare delle pecche a quest’opera disturbante che sprigiona gusto, inventiva, carattere e amore per il Cinema e per le atmosfere “horror” e drammatiche, sicuramente una visione non adatta a tutti ma che soddisferà chi ama questo tipo di sensazioni.
Aster dichiara che il suo prossimo film, dopo “Hereditary – Le Radici Del Male” (2018) e “Midsommar – Il Villaggio Dei Dannati” (2019) potrebbe essere una commedia black humor o un melodramma famigliare, ma che comunque non abbandonerà mai l’ambito orrorifico.
Non ci resta che attendere il nuovo prodotto di questa promettente e talentuosa mente.

~Rebel Rabel

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