Carnival Row: la nuova serie Amazon denuncia il razzismo

Il 22 novembre sbarca su Amazon Prime Video una nuova serie televisiva che cattura subito l’attenzione degli amanti del genere fantasy e non solo. Con una copertina accattivante, Carnival Row si propone al pubblico come un piccolo gioiellino per quanto riguarda ambientazioni e tematiche. Io, fan sfegatata del genere, l’ho vista e sono qui per raccontarvi cosa ne penso. Carnival Row ha soddisfatto le aspettative del pubblico o è stata una delusione?

Partiamo con il raccontarne la trama: in un mondo indefinito, agli albori di quello che sembra essere il 1800, una guerra ha minacciato di estinguere la razza dei Critch, creature fatate che condividono la Terra con la specie umana. Senza una ragione, gli esseri umani nutrono un odio profondo e violento verso queste creature, ghettizzate nella città capitale di Burch e costrette ad un’esistenza misera dai loro carcerieri umani. Su questo scenario giocano le vite della fata Vignette (Cara Delevigne) e del commissario Philo (Orlando Bloom), separati dalla mentalità della società in cui vivono ma uniti da un legame che supera ogni ideologia.

Carnival Row ha una trama che non ci dice nulla di nuovo ma che trovo comunque molto attuale e sviluppata con successo. Il concetto di razzismo e discriminazione lo abbiamo assaggiato in tutte le salse (Pose contro l’omofobia e la ghettizzazione dei transessuali, Black-ish contro il razzismo in America verso gli afroamericani, Atypical contro la discriminazione delle persone affette da handicap) e Carnival Row si propone di presentarcelo in una chiave fantasiosa e metaforica, su di uno sfondo avvincente e accattivante che rende la serie adatta anche agli amanti del genere thriller e poliziesco.

Una metafora che fa sicuramente riflettere molto: contornato di storie avventurose, mostri spaventosi, amori impossibili e tutte queste cose che appassionano il grande pubblico, il tema principale è indubbiamente il razzismo, l’odio verso il diverso, solo che in questo caso i “diversi” sono delle creature magiche con ali, corna o zoccoli. La serie non fa che ribadire quanto le differenze tra esseri viventi razionali siano minuscole; di quanto sia facile cadere in un sentimento di odio immotivato solo perché è una società sbagliata è capace di influenzarci; di come l’amore, l’amicizia, la fratellanza e la giustizia siano valori per cui lottare, non le differenze fisiche e culturali che separano le persone. Insomma, una bella ramanzina a tutti coloro che nella vita hanno dato importanza ai pregiudizi e alla paura verso qualcosa di diverso da loro stessi.

Questa tematica, presa seriamente e ben congegnata, è sicuramente arricchita da ambientazioni affascinanti (per essere una serie televisiva e non un prodotto da grande schermo) e da un ritmo che tiene incollati allo schermo, costringendoci a vedere puntata dopo puntata. Peccato che ad accompagnare questo messaggio assolutamente positivo ci siano anche due grandi pecche:

Gli attori. Orlando Bloom per me rimarrà sempre nel cuore come Legolas de Il Signore degli Anelli ma decisamente non per le sue travolgenti capacità attoriali: inespressivo per la maggior parte del tempo, piatto, noioso, non adatto al personaggio tormentato e struggente che AVREBBE DOVUTO interpretare. Avrebbe potuto sfruttare molto meglio le potenzialità che il ruolo, scritto con un certo impegno, aveva da offrirgli, ma non l’ha fatto neanche un po.

Cara Delevigne è azzeccata per il suo aspetto fisico, particolare nei lineamenti, i quali, effettivamente, ricordano molto quelli di una fata. Per il resto la definirei mediocre. Sicuramente capace di donarci qualche espressione in più rispetto al suo collega Orlando, ma non del tutto soddisfacente. Attorno ai due protagonisti si muovono molti altri visi, più o meno tutti dello stesso livello attoriale. Ho apprezzato, però, l’interpretazione di Tamzin Merchant (I Tudors, Samel, Supergirl): sincera, adatta al proprio ruolo, caratterizzato al meglio e appassionante. La sua è anche sicuramente una delle storie più emblematiche e significative della serie.

La grande seconda pecca è il nucleo principale della trama. Banale, ripetitivo, dal finale campato in aria senza molte spiegazioni e motivazioni sensate. Mi ha dato l’idea di essere solo una scusa per dare alla serie, già piena di spunti per una trama altrettanto avvincente, quel tocco thrilleroso, poliziesco, che, a mio giudizio, se sviluppato male rischia di essere tremendamente controproducente (come effettivamente è stato). Le tante storie incentrate sull’inclusività, sulla denuncia alla discriminazione, sul confronto con il diverso e sul necessario progressismo di una società buia bastavano, se sviluppate in modo intelligente e virate verso il sociale, a rendere la serie sciolta e avvincente, senza il bisogno di inserire sotto trame totalmente inutili, che lasciano solo l’amaro in bocca quando si giunge alla fine.

La parte NO SPOILER finisce qui! A tutti quelli che non hanno ancora iniziato o ultimato la serie, consiglio di vederla fino in fondo, perché ha comunque delle grandi potenzialità e vale la pena sperare in una seconda stagione maggiormente ricca di spunti e consapevolezza. In fondo al post trovate, come al solito, tutti i link ai nostri profili social! Grazie per aver letto e ci vediamo alla prossima recensione!

PARTE SPOILER

Ci sono molte scene che mi hanno colpito all’interno della serie: partendo dalla più piccina, la scena in cui Philo e Vignette si trovano nella biblioteca delle fate, luogo custode della tradizione e della conoscenza delle fate, mi è piaciuta molto per il significato che racchiude. La cultura, con le sue usanze e i suoi cimeli, è ciò che rende l’unione e la tolleranza tra popoli una soluzione vincente sotto ogni punto di vista. Nella serie, Philo e Vignette si innamorano proprio tra le mura di quella biblioteca, scovando insieme i tesori dei rispettivi luoghi d’appartenenza, condividendo e confrontandosi sulle reciproche differenze, così da rendersi conto che, in fondo, non ce n’erano poi così tante.

Un’altra scena molto toccante e dolorosa la vediamo nell’ultima puntata, quando la città viene invasa dai soldati che costringono i Critch a restare prigionieri della Row, separati dagli esseri umani da recinti e filo spinato. In preda alla paura e ad un moto di ribellione, una fata decide di volare via per fuggire da quell’assurda situazione e un soldato le spara a vista, uccidendola prima che potesse separarsi da terra per più di cinque metri. La scena mi è parsa quasi un rimando alla situazione dei berlinesi confinati nella Berlino Est durante il Muro.

Ultima ma non per importanza, la scena in cui Agreus e Imogen consumano il loro amore “proibito” alla luce di una delle prime lampadine elettriche. La scena è gestita molto bene, sia dal punto di vista registico che fotografico. La scelta estetica di prendere un attore di colore e un’attrice bianca estremamente pallida e dai lunghi capelli biondi, per poi unirli in questo gioco di contrasti cromatici, pelle contro pelle, è stata azzeccatissima e capace di rendere a pieno il significato che la scena sceglie di trasmettere.

Il finale, per quanto riguarda il caso del Darkesher, mi ha lasciato delusa. Ho trovato l’intera faccenda un modo per dare corpo ad una serie che già ne aveva; un’inutile e banale successione di avvenimenti che non facevano che distrarre dal vero punto della questione, poi per cosa? Una motivazione campata in aria, senza un vero senso e senza essere una causa abbastanza incentivante per tutto l’accaduto.

Per concludere, Carnival Row è una serie TV che, se pur con qualche errore, merita di essere vista per l’importante messaggio che racchiude. Se sei un’amante del fantasy probabilmente la apprezzerai ancora di più! In programma è già una seconda stagione che, spero, si concentrerà di più sui punti accennati sopra. Speriamo anche che, nel mentre, il caro vecchio Orlando riesca ad entrare meglio nel personaggio…

Voi avete visto la serie? Vi è piaciuta? Condividete il messaggio che fa passare? Avete apprezzato l’interpretazione di Orlando Bloom e Cara Delevigne?

Fatemi sapere tutto nei commenti qui sul blog o sui nostri profili Instagram di cui vi lascio il link qui sotto! Noi ci vediamo alla prossima recensione!

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