IL PECCATO: mai titolo fu più azzeccato…

Con questo titolo che, senza volerlo, è anche in rima (adatto per un’immersione nella cultura rinascimentale), vi introduco il film che andrò a recensire oggi: Il Peccato, il furore di Michelangelo, uscito nelle sale italiane il 28 novembre del 2019 e ancora disponibile in molti cinema.

La pellicola è un progetto nato dall’unione della regia del russo Andrej Končalovskij e dal panorama attoriale italiano, tra cui vediamo Alberto Testone, Francesco Gaudiello, Federico Vanni, Orso Maria Guerrini, Anita Pititto e Antonio Gargiulo, presentato alla Fiera del Cinema di Roma questo autunno.

Dal titolo avrete già intuito che non si tratta di un film poliziesco, ma della vita, o almeno di una parte di essa, di Michelangelo Buonarroti, uno dei più celebri scultori e pittori dell’arte italiana. Il film prende in considerazione il periodo in cui l’artista sta lavorando presso la famiglia della Rovere, in conclusione degli affreschi della Cappella Sistina e alle prime prese con le statue della tomba di Papa Giulio II, e del periodo in cui i della Rovere vengono spodestati dalla famiglia dei Medici. Un momento storico, quindi, ben definito in cui la figura di Michelangelo assume un’importanza sociale, culturale e, soprattutto, politica.

Dell’arte mi reputo una fan accanita, specialmente quando si parla di Michelangelo, quindi i film storico-artistici mi fanno letteralmente impazzire: tutto il periodo in cui sono usciti tantissimi documentari, specialmente grazie a Sky Art, maggiore promotore di questa invasione artistica nei cinema, non ne ho mancato neanche uno, da Caravaggio l’anima e il sangue, Gauguin a Tahiti-Il paradiso perduto, a Loving Vincent, passando per Klimt e Schiele, Eros e Psiche fino all’ultimo lavoro su Vincent Van Gogh, Van Gogh sulla soglia dell’eternità.

Questi che vi ho nominato, tranne Loving Vincent (progetto interessantissimo che vi consiglio di vedere!) e Van Gogh sulla soglia dell’eternità (film da tenere in considerazione), sono tutti film di stampo documentaristico, con tanto di narratore che racconta il percorso storico dell’artista. Il Peccato si presenta invece come un vero e proprio film, finalizzato ad esprimere la vena tormentata del protagonista ma riuscendo solo a rappresentare un Michelangelo piatto e poco riuscito.

Il grande problema di questo film sono gli attori, o, per lo meno, l’attore protagonista: Alberto Testone. Interprete a me sconosciuto che ha dimostrato di essere degno della sua scarsa fama. Piatto, ripetitivo nelle espressioni, noioso nel rendere il personaggio e fuori luogo per il ruolo mastodontico a lui assegnato. Il resto del cast è decisamente più meritevole, tranne alcuni personaggi secondari e, considerando che non è un film da botteghino americano, ci può anche stare. L’interpretazione di Antonio Gargiulio nei panni di Francesco Maria della Rovere mi ha convinto: l’attore si è adattato al senso generale che, secondo me, il film aveva deciso di acquisire, ovvero quello di un’opera teatrale. Lui è stato capace di rendere la sua interpretazione credibile, ben congegnata, allo stesso tempo teatrale e, per molti versi, sopra le righe.

Le scene che mi hanno entusiasmato di più si sono rivelate quelle in cui Michelangelo neanche c’era: Meravigliosa la resa della fratellanza tra gli operai delle cave di Carrara, interpretati da un insieme di attori che non lo parevano neanche ma che, anzi, apparivano come reali lavoratori del luogo. Mi sono piaciute le scene di vita quotidiana nella città di Roma e di Firenze e il rapporto sociale tra persone in queste comunità tipicamente cinquecentesche. É d’obbligo dare un’occhio di riguardo ai costumi fedelissimi che sono stati utilizzati, ricchi e curati in ogni minimo dettaglio.

Una nota di assoluto merito va alla fotografia, curata da Aleksander Simonov: semplicemente incredibile. Uno dei pochissimi fattori che lascia lo spettatore incollato allo schermo. Una resa dei paesaggi della Toscana, delle cave di Carrara e dei sobborghi di Roma impeccabile. Complessa trattazione dei colori e delle luci che hanno saputo rendere alla perfezione lo stesso stupore che si prova stando di fronte ad un capolavoro dell’artista. Basti pensare alle scene notturne delle cave, con queste riprese dei blocchi di marmo bianchissimi deposti al suolo e imbrigliati da corde; o alle scene girate nella piccola bottega di Michelangelo occupata dalla statua del Mosè. Il contrasto tra purezza immensa e piccolezza quotidiana è reso da questa impressionante cura fotografica al meglio. Mi è capitato di vedere il film al cinema insieme ad un amico fotografo, tra l’altro, il quale ne è rimasto affascinato.

Ma, purtroppo, bisogna tornare alle note dolenti…

Ripensandoci più tardi, ho capito quale è stata la vera fonte di fastidio che mi ha accompagnato per tutta la durata del film: l’incapacità di rendere grandiosa una storia che già lo è di per sé. Come vi ho detto, sono una fan dei film che parlano d’arte e ancora nessun regista è stato in grado di regalarmi lo stesso senso di stupore che si prova guardando un’opera per la vita, altrettanto stupefacente, dell’artista che l’ha realizzata. Lo stesso film su Van Gogh, in cui l’artista è interpretato da un magnifico William Dafoe, mi ha lasciato addosso un senso di stupore povero. Non ho ancora trovato il film che racconti l’impetuosità, la pazzia e il genio di un’artista in modo spettacolare, in modo meraviglioso e grande. L’arte è fatta di sfumature, introspezione e sentimento ma se manca l’impetuosità, la rabbia e l’azione non esisterebbero i miti legati a queste geniali personalità che sono gli artisti, specialmente se si parla di un tipo come Michelangelo. In questo film, impetuosità, forza e sentimento mi sono del tutto mancati. Hanno reso Michelangelo un poster da attaccare in casa, mentre il Buonarroti è un blocco di marmo mastodontico da prendere a scalpellate per renderlo capolavoro, troppo grande per qualsiasi spazio.

Il film è comunque interessante per capire il contesto storico, gli usi e le tradizioni del tempo e le faide politiche tra signorie rinascimentali, ma risulta anche lento e pesante perché privo di personalità. Questo per oggi è tutto! Spero che la recensione vi sia piaciuta. Avete visto il film? Ne siete rimasti soddisfatti o delusi? Vi piacciono questi tipi di film? Fatemi sapere tutto nei commenti qui sul blog o sul nostro profilo Instagram (vi lascio tutti i link qui sotto). Alla prossima recensione!

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Austin Dove ha detto:

    è pura narrativa, ma il film La ragazza con l’orecchino di perla secondo me riesce benissimo a raccontare la forza dell’arte
    cosa ne pensi? secondo me colin porta un artista veramente potente e sfaccettato con le sue manie

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    1. martinaborgioni ha detto:

      La ragazza con l’orecchino di perla mi manca! Devo assolutamente recuperarlo. Grazie mille!

      "Mi piace"

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