90 special: Innocenza Infranta

“When you want it all but can’t have it, there’s only one way to handle life… Invent it.”

Signore e signori, che proveniate dagli anni 90, che siate “millennials”, che abbiate attraversato i giorni della dance music e dei capelli cotonati, vi do il ben venuto nel primo articolo della rubrica “90 special”. Personalmente mi ritengo una vera e propria fanatica delle pellicole e delle serie televisive di questi anni. I film che preferisco provengono proprio da quel periodo, uno dei più fiorenti per il cinema hollywoodiano. In questa rubrica intendo condividere con voi questa mia passione, sperando che tra i lettori ci siano dei fan accaniti tanto quanto me!

Avrei potuto iniziare con qualche film un po più classico, più conosciuto e sicuramente con una storia all’interno dell’opinione pubblica più risonante… ma questa rubrica è anche fatta per farvi scoprire film di cui non si è mai parlato molto ma che valgono assolutamente di essere recuperati! Adesso smetto di dilungarmi in chiacchiere ed inizio subito a parlarvi del fortunato di oggi…

Innocenza infranta, titolo originale Inventing the Abbotts, è un film del 1997 diretto da Pat O’Connor (Sweet November, Ballando a Lughnasa, Amiche) e scritto da Sue Miller, scrittrice americana nota per aver scritto molti romanzi di successo. Nel cast vediamo volti noti: Joaquin Phoenix (che, chi ha letto il mio articolo su Joker, ( https://cines.blog/2019/10/09/joker-o-joaquin-chi-dobbiamo-temere-di-piu/) sa quanto adoro), Liv Tyler, Jennifer Connelly e Billy Crudup, i quali non hanno bisogno di molte presentazioni.

Innocenza infranta racconta delle vite dei fratelli Holt, due ragazzi cresciuti solo da una madre in una casa che cade a pezzi, e delle sorelle Abbotts, tre ragazze figlie di un padre ricco che vivono nella casa più prestigiosa della città. I futuri di questi cinque giovani sembrano destinati a compire una serie di intrecci inevitabili, i quali segneranno la rovina di alcuni e la felicità di altri, in un gioco psicologico passionale e tormentato.

Ho attirato la vostra attenzione con “gioco psicologico passionale e tormentato”? Fantastico! L’attenzione è proprio quello che ci vuole per entrare a pieno nella grandezza di questa pellicola. Innocenza Infranta è un film che nasce come una specie di teen drama, con i soliti innamoramenti tra adolescenti che sfidano le posizioni sociali delle rispettive famiglie, ma che, verso la metà, prende una piega totalmente differente, trasformandosi in un film drammatico, psicologico e ricco di colpi di scena. Lo definirei un film ribelle, proprio perché prende un pretesto tanto banale e lo trasforma in una totale rottura degli schemi.

Al centro della pellicola paiono esserci i rapporti tra i fratelli Holt e le sorelle Abbots, ma non è propriamente così. Da regina padrona fa il contrasto psicologico e sociale tra classe borghese e proletariato. Il protagonista indiscusso è Jacey (Billy Crudup). Jacey è un ragazzo di circa ventidue anni, povero, ignorante ma con fascino da vendere, che come scopo nella vita pare avere quello di sposare Eleanor (Jennifer Connelly), la sorella più attraente e ribelle delle Abbots. Questi due personaggi sono la rappresentazione dell’amore “sbagliato”, di tutti i problemi che sorgono quando due persone provenienti da realtà così diverse (ovviamente nel film si parla di un estremizzazione del concetto) cercano in ogni modo di amarsi. Ma è amore vero? O Jacey sta solo cercando un riscatto dalla sua condizione ed Eleanor sono uno sfogo ribelle per vendicarsi di un padre intransigente?

Inizialmente visti con occhio secondario, ci sono Doug (Joaquin Phoenix) e Pamela (Liv Tyler), due ragazzini, più piccoli di Eleanor e Jacey, che si ritrovano ad affrontare le sfide quotidiane che la vita adolescenziale pone dinanzi. Doug è un giovane da tutti considerato “inferiore” al fratello, bello e popolare con le ragazze, furbo e con un sorrisetto impertinente. Doug è un ragazzo dolce, che ama la madre e farebbe di tutto pur di non deluderla. A volte ci viene presentato come un tonto, uno che cade dalle nuvole, studioso e con una grande immaginazione. Pamela anche è una ragazza molto diversa dalla sorella Eleanor. Pamela è vista da tutti come ancora una bambina, priva di quella sensualità conturbante ed adulta che invece Eleanor ha dovuto acquisire quasi necessariamente. Pamela è da sempre innamorata del dolce Doug, il quale però è in continuazione frenato da questa soggezione, da questa invidia benevola verso il fratello, che al tempo stesso ammira e ripugna. Loro sono invece la rappresentazione di come l’amore, un’amore sano, giovane, roseo, possa unire realtà anche completamente differenti, perché privo di odio e preconcetti. Cos’è l’amore se non un mezzo che abbatte muri, divisioni sociali e rancori? Questo il primo grande tema del film.

Parallelamente vi è il profondo rapporto tra Doug e Jacey, due fratelli in eterno conflitto, diversissimi tra loro e con reciproche invidie e preconcetti uno nei confronti dell’altro. Il loro complesso modo di volersi bene è analizzato nel film in modo impeccabile, pieno di scene tra i due fatte di gesti e sguardi significativi. La pellicola ti mette in condizione di entrare nelle loro teste, di spulciare tra i loro sentimenti e di guardare attraverso i loro sguardi. Questa armonia/disarmonia viene aiutata incredibilmente dalla performance dei due attori, i quali dimostrano di essere perfetti nei loro ruoli.

Non mi dilungo sulla bravura di Phoenix (sarebbe scontato), ma qualche parola su Crudup c’è da dirla. Non conoscevo questo attore prima di vedere il film, quindi possiamo dire che il mio occhio critico è stato aiutato dal fatto che non ci unissero sentimentalismi, come spesso accade quando si vede un attore di cui conosciamo parecchi lavori e di cui ci siamo innamorati grazie a performance che ci sono entrate nel cuore. Crudup mostra una grande maturità attoriale: è azzeccatissimo per la parte, con quella faccia da schiaffi e con la sua bellezza imperfetta; riesce a dare potenza e carattere ad un personaggio che senza queste due caratteristiche perderebbe completamente di fascino e, quindi, risulterebbe non riuscito, banale. Il suo scopo è interpretare il classico “sciupafemmine”, il cattivo ragazzo, il ribelle che non deve tener conto di nessuno. Ma la sua interpretazione va oltre, facendoci cogliere i momenti di delirio, di fragilità, di decadenza che il personaggio attraversa. Questo sembrare sempre febbricitante, come se stesse continuamente correndo per acciuffare quello che vuole senza riuscire mai, amplifica la riuscita del suo ruolo.

INVENTING THE ABBOTTS, Billy Crudup, Joaquin Phoenix, 1997

Liv Tylor è un’altra piccola perla all’interno della pellicola. La sua bellezza, da bambola, con questi lunghi capelli castani pieni di boccoli e i vestitini alla Sandy di Grease, la rende perfetta nel suo ruolo. Io dico spesso che la Tylor avrà sempre qualcosa dell’elfo Arwen ne Il Signore degli anelli. Questi grandi occhi lucidi e queste sue interpretazioni sempre molto aeree, fatte di intese, sguardi, gestualità e innocenza la rendono azzeccata per ogni ruolo che abbia dell’introspettivo. In contrasto totale con Jennifer Connelly, attrice che usa molto lo sguardo e l’intesa nelle sue parti ma che lo fa con un intenzione totalmente diversa. Anche nei panni di una santa, la Connelly risulterebbe conturbante, appassionata, con quel suo modo di recitare compassato che ci da l’idea di poterla vedere esplodere in un grido isterico da un momento all’altro. Perfetta in questo ruolo in cui è vittima e carnefice, sensuale e disperata.

Mi soffermo in ultimo sulla fotografia. Il film si sviluppa con questi colori estremamente vintage (comprensibile la scelta, essendo la storia ambientata negli anni 50), sui toni del giallo, dell’ocra e del bianco. Sembra di guardare una vecchia cartolina animata. Il film ha un evoluzione anche dal punto di vista fotografico e, quindi, cromatico. Inizialmente siamo catapultati in questa estate all’americana, con le famiglie prese a cuocere carne sulla brace e a bere limonata, con i ragazzini che dipingono di bianco le staccionate e i giovani a divertirsi nelle automobili lungo le rive del fiume. Colori chiari, caldi, solari, che sembrano voler patinare queste esistenze in realtà allucinanti e disastrate. L’ultima parte della pellicola è più scura, cupa, i colori sono più saturi e perdono tutto quello stile pastello che vediamo all’inizio. Non a caso le ultime sequenze sono girate d’inverno. Un contrasto interiore ai personaggi che si riversa anche nelle ambientazioni.

Che dire più!? Correte a recuperare Innocenza infranta e fatemi sapere cosa ne pensate qui sotto nei commenti oppure sul nostro profilo Instagram (clicca qui https://www.instagram.com/cinesblog/?hl=it )! Io vi ringrazio per aver letto questa lunga recensione, la quale spero tanto vi sia piaciuta. Noi ci vediamo alla prossimo con un nuovo articolo.

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