Amadeus: Mozart come non l’avete mai visto.


Qualcuno di voi si ricorderà di questa pellicola, già da me citata nell’articolo “Colossi del cinema: i cinque film più premiati di sempre“. Oggi andremo ad approfondire questo capolavoro del 1984 magistralmente diretto da Miloš Forman che, ispirato all’opera teatrale di Peter Shaffer, narra la stravagante vita di Wolfgang Amadeus Mozart, il più grande compositore austriaco del ‘700.
Perennemente in bilico tra genio e follia, questo carismatico personaggio riesce, oggi come ieri, ad intrigare e sedurre, rimanendo una delle figure più importanti della storia della musica grazie alle sue immortali opere e al suo animo ribelle e anticonformista.

Tutto inizia con un tentato suicidio.
Vienna, 1823. Una lama lacera la gola di un anziano Antonio Salieri, l’ex compositore della corte austriaca, che viene subito curato ed internato in un manicomio.
Ed è proprio quà, nel degrado e nella follia, che inizia il nostro viaggio nella vita sì di Salieri, ma soprattutto di Mozart. Innovativo, folle, creativo, appassionato, sfacciato e ribelle: questo e molto altro fu Wolfgang, una figura ricca di colore ed estrosità, a volte amato e lodato ma anche odiato e non compreso come solo i veri artisti sanno essere.
L’enorme rivalità tra i due talentuosi compositori diventa il fulcro dell’intera vita di Salieri che, consapevole della sua inferiorità, sviluppa un’ossessione nei confronti di Mozart, un esplosivo mix di stima e disprezzo che lo porterà ad infiltrarsi sempre di più nella vita del virtuoso e giovane “Wolfie”, così soprannominato da sua moglie.

Raramente vi capiterà di vedere un film svolto in epoca barocca così fresco, dinamico e vibrante.
Amadeus” è un’esplosione di colori, dialoghi accattivanti, drammaticità e leggerezza. Miloš Forman, regista e sceneggiatore cecoslovacco defunto il 13 aprile 2018, con grande classe e ironia ci porta all’interno di una Vienna lussuosa e sfarzosa, mostrandoci da vicino le opulente corti e gli sfavillanti teatri mondani, rendedoci partecipi di una vicenda liberamente ispirata alla competizione artistica tra Mozart e Salieri il che, per quanto accattivante, non è storicamente confermato. Tuttavia, in questa opera che valse a Forman l’Oscar per la miglior regia, c’è tutto ciò che serve a creare un film immortale ed estremamente godibile.
Fluido e ricco di luci ed ombre, il film scorre con ritmo, senza risultare mai noioso o prolisso. I dialoghi, ottimamente scritti, risultano sempre interessanti e piacevoli, ricchi di battute e soluzioni originali ci conducono nelle scene con grande freschezza e carattere.
Gli attori offrono ottime interpretazioni. Molto umani e tridimensionali, sanno caratterizzare bene il personaggio, rendendolo estremamente vero e per nulla difficile da empatizzare, il che è fondamentale per avere un’esperienza maggiormente coinvolgente. Tom Hulce, candidato ai premi Oscar nel 1985 come Miglior Attore Protagonista, non vinse il premio, che venne invece assegnato a F. Murray Abraham nei panni di Salieri, tuttavia nel ruolo di Mozart risulta perfetto, seducente e intenso, magnetico, folle al punto giusto.
La ricostruzione storica ed i costumi sono eccezionali e molto curati, così come la colonna sonora. Un’ottima scelta di capolavori mozartiani accompagna l’intero film, eccellente la soluzione di inserire la scrittura del Requiem durante i momenti finali della vita di Wolfgang.
È anche interessante notare come le atmosfere cambino durante lo sviluppo della trama. Se inizialmente si respira un’aria molto giocosa e vivace, come la gioventù, piano piano un clima più inquietante e cupo si fa spazio, come a rappresentare la discesa nella pazzia di Mozart e Salieri e l’inevitabile sopraggiungere della morte.

In generale il film è davvero impeccabile, frizzante e intenso sprigiona amore per il cinema e la musica in ogni inquadratura, un tributo all’arte e alla follia che solo i veri geni possiedono.
Impossibile non innamorarsi di quest’opera.

~Rebel Rabel

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