THE POLITICIAN

“Se non abbiamo successo, corriamo il rischio di un fallimento”

Bill Clinton

Ecco la frase con cui Bill Clinton è diventato presidente degli Stati Uniti d’America. Ecco il concetto che il protagonista della serie che andrò a recensire oggi ha incarnato facendone la sua ragione di vita.

La recensione avrà una parte NO SPOILER ed una parte SPOILER, ma tranquilli, vi avvertirò io quando, per chi non ha visto la serie, di chiudere l’articolo!

PARTE NO SPOILER

CAST

Il 27 settembre Netflix fa uscire The Politician, il nuovo progetto partorito dalla mente estrosa di Ryan Murphy. La serie TV, formata, per ora, da una stagione da 8 episodi, ha scatenato l’entusiasmo dei fans e ha messo la critica a dura prova. “Una serie barocca e confusa”: ecco come The Politician è stata definita da molti siti di critica… andiamo a scoprire il perché.

TRAMA:

Payton Hobart è un ricco adolescente della Contea di Orange, in California, ed il suo obbiettivo nella vita è diventare presidente degli Stati Uniti. Il primo passo per raggiungere la vetta è diventare rappresentante d’istituto, poi entrare ad Harvard e diventare lo studente più brillante del college. Una grande e faticosa scalata che Payton non teme ma che verrà messa a dura prova dalle avversità, talvolta assurde, che la vita gli porrà di fronte.

ANALISI DELLO STILE:

The Politician è una serie barocca? Sì, assolutamente sì. Il Barocco, inteso come forma d’arte e come periodo culturale, si basa sulla bella forma, sulla stravaganza, sulla maestosità e sulla rottura degli schemi, soddisfando i capricci dell’artista. The Politician è esattamente questo: la serie incarna a pieno l’estetismo che noi fans di Ryan Murphy conosciamo bene. In tutte le sue serie, infatti, Ryan Murphy usa l’estetica per raccontare qualcosa. In American Horror Story le ambientazioni, i costumi, le scelte cromatiche sono tutte studiate a tavolino per dar vita ad una grande rappresentazione che cattura lo spettatore prima con gli occhi e poi con la mente. Lo stesso accade con Pose e con Scream Queens, in cui il “bello” identifica un determinato personaggio o una specifica situazione. In The Politician non è diversa la situazione: colori pastello alternati ad ori e luccichio per inquadrare l’elite californiana, fatta di ville maestose e vestiti stravaganti (incarnata dalla famiglia di Payton, da quella di Astrid e da quella di Alice); legno, oscurità, rudezza per rappresentare il “proletariato” (incarnata nella vita di Infinity). L’estetica nell’opera di Murphy racconta e divide, perché l’unione la ritroviamo tra le righe nascoste della trama.

La serie The Politician è davvero molto interessante: affronta tantissimi temi diversi e, per questo, potrebbe risultare un po dispersiva, ma attori bravi, personaggi riusciti e diversità dei contenuti la rendono piacevole da guardare e mai noiosa. In generale, è un’opera riuscita e che, secondo me, ha tanto ancora da mostrarci. In attesa impaziente della seconda stagione!

Se siete fans di Ryan Murphy dovete assolutamente vederla, perché di lui, qui, c’è tantissimo. Bene! La parte NO SPOILER finisce qui. Per chi deve ancora iniziare The Politician è ora di mettere via il cellulare, non senza aver prima raggiunto il fondo pagina, dove troverete i link ai nostri profili Instagram e ad un approfondimento su Ryan Murphy scritto da me!

PARTE SPOILER

DENTRO LA SERIE:

Aristocrazia e proletariato, se così vogliamo definire la divisione sociale che caratterizza la serie, hanno in comune qualcosa: l’errore. Durante la sua strada, Payton incontrerà molte persone diverse e che ricoprono ruoli diversi, ma tutte hanno in comune la caratteristica più attribuibile all’essere umano, ovvero sbagliare di continuo. Qui però lo sbaglio non è inteso come malinteso, ma come errore sotto il punto di vista morale.

La nonna di Infinity (interpretata da una meravigliosa Jessica Lange) è una donna all’apparenza amorevole e dal cuore generoso, ma che nasconde una natura maligna, malata, terrificante, con un rapporto allucinante con sua nipote, per cui nutre un affetto irreale ed egoista. Il padre (Dylan McDermott) di Astrid (Lucy Boynton) è un uomo all’apparenza affascinante, carismatico e di successo ma che nasconde un totale odio verso sua moglie ed un amore morboso nei confronti della figlia, tanto da opprimerla perché dia il meglio e perché si comporti come una donna che non accetta la sconfitta in nessun caso, anche se vincere vuol dire commettere qualcosa di indicibile. Quindi, quali sono le differenze tra la nonna di Infinity e il padre di Astrid?

Murphy tiene a puntualizzare quanto le persone siano ugualmente sbagliata, ugualmente preda del male e ugualmente tendenti all’errore tragico, a prescindere dal ruolo sociale che ricoprono. Le vittime di questa crudeltà sono i figli: Astrid odia la sua vita e odia suo padre, prova pena per la madre alcolizzata e non vede l’ora di scappare di casa, alla ricerca di quella che lei stessa definisce “la realtà”. Infinity forse è il caso più eclatante: praticamente reclusa in una vita che non le appartiene da una nonna pazza e pericolosa, fidanzata con uno sbandato che per lei nutre un amore morboso e incontrollato, nata e cresciuta nell’inganno e nella colpa della nonna. Poi, tra tutto questo degrado spirituale, spiccano due figure: Payton (Ben Platt) e Georgina (Gwyneth Paltrow).

IL PROTAGONISTA:

Partiamo con analizzare il protagonista della serie: Payton.

Payton è un giovane uomo, adottato da una famiglia ricca, bisessuale, con un obbiettivo immenso ed e con una forza di volontà di ferro. Sommando ragazzo ricco (quindi viziato, se si pensa allo stereotipo del figlio di papà) e intenzionato a diventare presidente è facile immaginare come risultato un mostro machiavellico che è disposto a fare qualsiasi cosa pur di raggiungere i suoi scopi. Invece Payton non è questo. Parliamo di un ragazzo ambizioso ma estremamente semplice, che per essere felice ha bisogno di due cose fondamentali: affetto e obbiettivi. Payton non è di certo un santo e spesso gli capita di commettere errori, ma è sempre pronto a riscattarsi, a fare un passo indietro e a sanare il guaio fatto. Questa capacità di uscire dalle problematiche, nonché a dimostrare di essere un ottimo potenziale presidente, denota anche una testardaggine positiva ed intraprendente, la quale verrà meno solo quando il ragazzo verrà abbandonato dai due fattori sopra citati.

LA GUIDA:

Georgina è la mamma adottiva di Payton, nonché l’unica che gli voglia davvero bene all’interno della famiglia Hobart. E’ una donna dolce, amorevole, intelligente e con un enorme senso morale. Lei è la guida di Payton, anche se la vediamo intromettersi poco in modo diretto nella sua vita, cosa che ci fa identificare questo rapporto madre-figlio come sano e per nulla invadente. Georgina, infatti, ha totale fiducia in Payton e quello che fa per lui non lo fa per pena o compassione, ma per amore. La vediamo rinunciare più volte alla sua felicità pur di non mettere suo figlio nei guai, nonostante egli non le chieda nulla, e questo atteggiamento sacrificale verrà ricompensato.

ABBATTIAMO GLI STEREOTIPI:

Ryan Murphy ha davvero un brutto rapporto con gli stereotipi. Nelle sue serie ce ne sono davvero pochi e, se ci sono, vengono ridicolizzati e immediatamente smontati. in The Politician non è differente. Partiamo dallo steretipo più comune nelle serie per ragazzi: la libertà sessuale. Payton è bisessuale e questo non è motivo di vergogna o di bullismo, anzi, viene vissuta come una cosa normale (come poi fondamentalmente è). Payton è innamorato della sua fidanzata, Alice, ma ha amato anche un ragazzo, River. La loro non è stata una relazione nascosta, ma approvata persino dalla sua stessa ragazza. Anche McAfee, una delle compagne di scuola di Payton, è omosessuale, come lo è anche Skye, in modo totalmente libero e privo di pregiudizio.

Vediamo abbattuto anche lo stereotipo della donna come persona che “subisce” l’atto sessuale e non come persona che lo desidera. Astrid si potrebbe definire una vera e propria estimatrice del sesso: le piace farlo e ne è alla continua ricerca, un po perché lo vede come un mezzo per scaricare la tensione che la vita le mette addosso e un po perché, semplicemente, ne trae piacere. Con Astrid è l’uomo che diventa “oggetto di desiderio“, tant’è che, ad un certo punto, il suo rapporto con un personaggio diventerà quasi di schiavitù sessuale!

La donna in politica: Murphy dà molto spazio a questa tematica, denunciandone la minoranza dovuta ad una misoginia tutt’ora, purtroppo, molto presente. Le donne in politica sono rare. In America non c’è mai stato un presidente di sesso femminile e questo perché, senza ombra di dubbio, viviamo ancora in una società prettamente maschilista. In The Politician questa denuncia è rappresentata dalla campagna elettorale di Astrid e Sky, le quali più volte sollecitano il femminismo, e dal fatto che dietro alla figura di Payton ci siano tutte donne (persino James, ragazzo che fa parte della “crew” di Payton, è un transgender). Alice e McAfee, le quali sanno di essere la mente dietro ogni gesto che fa Payton, si limitano a rimanere sullo sfondo come consigliere, strateghe e future first ladies, perché sanno che il potere è degli uomini e che la donna è ormai assodato che debba essere una figura nell’ombra. Questo concetto verrà poi smontato nelle ultimissime puntate dal personaggio che sarà al centro della seconda stagione: Dede Standish.

LA SCORREVOLEZZA:

The Politician è una serie confusa? Sì. La serie potrà apparire molto confusa, e questo è normale. La trama non è unica e non ha una linearità classica, ma è un intreccio di vicende, ognuna complessa per motivazioni diverse. Perdersi è facile ma la riuscita dei personaggi e la concentrazione sulla scia filosofica intrapresa dalla storia rendono la visione piacevole e stimolante. I primi episodi sono più “calmi” perché spendono molto tempo per inquadrare i vari personaggi e per studiarne le sfaccettature. Dalla metà in poi, The Politician prende una strada molto più contorta ed avvincente che, ovviamente, genera un po di confusione. Probabilmente la seconda stagione sarà più scorrevole e questo lo capiamo dal tema introdotto alla fine della prima, anche se da Ryan Murphy non ci si può mai aspettare nulla di sicuro! Staremo a vedere… io sono molto fiduciosa!

IN CONCLUSIONE…

Attori stellari, estetica impeccabile, personaggi creati con saggezza e novità, temi diversi e complessi, forse poco approfonditi ma che danno tanti spunti di riflessione, filosofia nascosta dietro tante cose e, ultimo ma non per importanza, l’inconfondibile tocco di Ryan Murphy. The Politician è una serie che approvo e che non vedo l’ora di continuare. A voi è piaciuta? Fatemelo sapere nei commenti o su Instagram!

Vi lascio qui sotto i link per raggiungere il mio profilo Instagram e quello della nostra pagina, inoltre troverete anche il link per andare direttamente a leggere l’approfondimento che ho fatto uscire su Ryan Murphy! Buona lettura e buona visione…

https://cines.blog/2019/09/16/pose-la-nuova-serie-anticonformista-di-ryan-murphy/

https://www.instagram.com/mymoviesdrugs/?hl=it

https://www.instagram.com/cinesblog/?hl=it

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