The Commitments: musica su pellicola.


Avete mai visto un film musicale nella quale il cast è interamente composto da musicisti veri e, nella quale, la musica che ascoltate è totalmente suonata dagli attori/musicisti? Scommetto di no.
Alan Parker (Saranno Famosi (1980), Pink Floyd The Wall (1982), Mississippi Burning – Le radici dell’odio (1988), ecc) nel 1991 ci presenta questa stravagante pellicola che è tutta un inno all’amore per la musica, all’amicizia, alla voglia di riscatto e al grande potenziale inespresso.
Per conoscere gli sgangherati ma carismatici protagonisti di questa storia, dobbiamo fare un salto nella Dublino degli anni ’80.

Tra una periferia dimenticata da Dio, le case disastrate e le famiglie impestate, si nascondono loro: giovani, per lo più disoccupati, ma con grandi sogni, un talento incredibile e tanta voglia di mordere la vita.
La regia, fresca e agile, contemporanea, realista, ci porta subito dentro questa realtà proletaria, che conquista al primo sguardo per la sua grezza veridicità e tagliente ma irresistibile ironia. La fotografia poi, schietta e urbana, ci regala un quadro perfetto dell’Irlanda di quel periodo, messa in subbuglio dai ribelli dell’IRA e in stato di povertà.
Proprio in questo terreno poco fertile, ci vengono presentati i protagonisti ottimamente caratterizzati di questa favola operaia.

Storie diverse, vite diverse ma tremendamente simili, uniti da un’unica grande passione: il soul.
Capitanati da Jimmy Rabbitte, comincia così il loro viaggio nel mondo spietato della musica, tra concerti amatoriali, prove chiassose e locali di serie B, legati dalla forza di volontà e dalla voglia di spaccare tutto.
Il ritmo è incalzante, appassionante, mai noioso, e i dialoghi coloriti sostengono il tutto con una forte carica comica. Gli attori, tutti alla prima esperienza cinematografica, donano un tocco “indie” a questa pellicola, riuscendo però a trasmettere tanto sentimento e grinta. Parker, infatti, dopo un provino di ben 1.500 persone, decise che i suoi personaggi dovevano avere volti nuovi e saper suonare e cantare.

La colonna sonora, realizzata proprio da loro, è assolutamente riuscita. Le canzoni, infatti, rimangono nella testa con prepotenza ed è impossibile non venire catturati dal loro ritmo appassionato e caldo, vivo, seducente, palpitante.
Il film risulta assolutamente gustoso, grintoso, ma conserva un animo romantico, genuino e sensibile nel raccontare la poesia di questa vicenda che tratta sì della musica, del soul, ma anche e soprattutto dell’amicizia e di ciò che avrebbe dovuto essere, di occasioni sprecate.
Quest’opera può assolutamente considerarsi un cult del cinema anni ’90 in quanto, partendo da una piccolissima produzione, riuscì ad avere ottimi incassi, una nomination ai Premi Oscar per il Miglior Montaggio, una candidatura ai Golden Globes come Migliore Commedia/Musical ed infine vincere ben quattro BAFTA per film, regia, montaggio e sceneggiatura non originale, in quanto tratto dal romanzo di Roddy Doyle. Un successo.
Decisamente apprezzabile il finale dolce-amaro che, come tutto il resto del film, non scade nel banale e superficiale happy ending, ma che vuole essere da “monito” per tutti noi: “We skipped the light fandango“.
Chi vedrà capirà.

~Rebel Rabel

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