Joker o Joaquin? Chi dobbiamo temere di più?

Uscito il 4 ottobre nelle nostre sale, Joker, vincitore del Leone d’oro a Venezia, ha già incassato in tutto il mondo più di 100 milioni. Negli USA, il primo giorno è arrivato a quasi 40 milioni di dollari, mentre in Italia è già a 4,4 milioni di euro totali. Il nuovo film del regista Todd Phillips (Una notte da leoni, Trafficanti, Parto col folle) ha sconvolto il panorama cinematografico di quest’anno portando una ventata, o meglio, una bufera di follia, drammaticità e aria fresca.

ATTENZIONE! LA RECENSIONE CONTIENE SPOILER!

Il film racconta della vita di Arthur Fleck, un attore comico fallito ed emarginato dalla società di Gotham City, il quale inizierà una lenta e progressiva discesa negli abissi della follia, destinato a diventare una delle menti criminali più famose ed amate della cinematografia mondiale.
Il centro, il nucleo, a cui tutta la pellicola fa capo è Joker, interpretato da un magistrale Joaquin Phoenix, il quale ci dona una delle migliori interpretazioni della sua carriera e che minaccia una dirompente vittoria agli Oscar come miglior attore protagonista. Arthur Fleck è un personaggio di una complessità intrinseca: complesso dal modo in cui parla, ai movimenti, allo sguardo, alle allusioni. Un personaggio sicuramente adatto ad un attore con un passato travagliato e con una preparazione all’altezza, caratteristiche che Phoenix possiede ampiamente.
Joker non ci mostra solo un uomo pazzo, ma una personalità schiacciata, abbrutita e condizionata dall’oscurità e dalla crudezza della città di Gotham.

Gotham è la coprotagonista assoluta del film. Viene inquadrata in modo preciso fin da subito: non è più la cupa città dei fumetti di Batman, dove piove ed è sempre notte, con i palazzi arricchiti da terrificanti gargoyle che fissano i passanti con sguardo giudicatore. La Gotham in Joker è una città alle apparenze “moderna”, con edifici d’acciaio e uffici imponenti, ma spaventosa sotto altri punti di vista. Le strade sono inondate dall’immondizia, topi e insetti sporchi attraversano i marciapiedi, le case che vediamo sono povere, piccole, sudice, con muri dall’intonaco cadente, abbandonate a loro stesse. Gotham, da essere una metropoli cupa e spaventosa, adatta ai pipistrelli, diventa squallida, putrida sia nell’aspetto che nell’anima, adatta a interpretare la madre della follia e dell’alienazione.

La gente è annoiata, rabbiosa, cattiva.
Ecco, è sulla cattiveria che vorrei soffermarmi. Il film è stato criticato e, addirittura, eliminato da alcune sale negli Stati Uniti perché reputato troppo violento, di una violenza che condiziona lo spettatore: pare che qualcuno, dopo aver visto Joker, sia uscito dal cinema schierato dalla parte del “cattivo” e quindi si è sentito autorizzato a commettere azioni violente contro una società sbagliata. E’ proprio qui che scatta l’ingiusta considerazione della pellicola e la mancata attenzione del pubblico: Joker non racconta una storia in cui i cattivi canonici hanno ragione. Joker racconta di come una società orribile e violenta renda le persone malate, deviate e aggressive. Arthur non diventa pazzo perché la follia è una via che concede agli esseri umani di commettere azioni sbagliate, ma perché portato pian piano ad una sempre più opprimette alienazione, la quale, inevitabilmente, comporta uno sfogo di tipo mentale.
E’ questa la “morale” che il film vuole far passare: non bisogna essere persone cattive, violente, criminali senza segni sulla pedina penale, perché un tale comportamento genererebbe solo altra violenza. La crudeltà è la madre dei mostri e dell’instabilità. Joker è figlio di una brutalità immotivata, la quale lo ha reso un mostro.

Il film si discosta molto dai cinecomics a cui siamo abituati. Il Joker di Phoenix non ha nulla a che fare con quello di Suicide Squad o con quelli presenti dei tanti film di Batman. Qui il fatto che Joker sia effettivamente il Joker nemico dell’uomo pipistrello è un dettaglio che Todd Phillips ci fa a malapena percepire. Il personaggio di Joker, nei film precedenti, è sempre stato una figura fantasma, uno spettro che c’era e non c’era, una presenza malvagia e terrificante che dava del filo da torcere a Batman e che si divertiva a rompere gli schemi nella città di Gotham con crimini efferati. In questo Joker, Arthur Fleck è una persona vera, concreta, studiata nei minimi dettagli dallo spettatore, il quale finisce quasi per immedesimarsi in lui, per compatirlo e per tremare alla sua risata non perché faccia paura, ma perché a conoscenza di ciò che cela. Una personalità disturbata che conserva nello sguardo tutto ciò che c’è di sbagliato al mondo.

Questo film, volendolo comparare con un cugino della Marvel, lo si può facilmente accostare a Logan, pellicola della saga degli X-Men che tutto è meno che un film di supereroi. Una linea narrativa drammatica e nichilista accomuna le due produzioni che, per quanto diverse, trovano in comune l’alienazione che la società getta addosso alle persone. In un caso perché il protagonista è un mutante, quindi emarginato dal mondo a causa della sua diversità, e nell’altro perché Arthur è uomo sensibile e fragile in un contesto grezzo e spregevole.


Altri personaggi interessanti della pellicola sono la madre di Arthur, Penny (Frances Conroy), e il presentatore del talk show Murray Franklin (Robert De Niro). Il primo, Penny, ha un ruolo fondamentale nel film, seppur apparentemente secondario. Penny è una donna che soffre di serie turbe psichiche ed è lei il personaggio che farà scattare nella testa di Arthur il totale esaurimento. Penny è la goccia che farà traboccare il vaso pieno di orrori che Arthur trasporta sulle spalle. Nelle scene in cui viene mostrato uno strascico della vita della donna quando era in manicomio, ho pensato molto ad Harley Quinn. L’attrice crea un’assonanza con il personaggio dei fumetti, quasi a voler sottolineare come quelle saranno le due donne più importanti della vita del villain. Che Joker abbia fatto impazzire la Quinn per una vendetta indiretta sulla madre? Non si sa. Phillips dà molti spunti di riflessione allo spettatore per quanto riguarda la vita effettiva del Joker, ma le nostre possono solo essere ipotesi.

Un’altro personaggio importante è quello di Murray Franklin, uomo della televisione che rappresenta l’ennesima delusione per Arthur, la quale, però, si manifesterà quando ormai la consapevolezza di essere diventato un mostro sta arrivando con imminenza. Arthur, infatti, abbraccia la sua “nuova natura” proprio nel momento in cui Murray lo ha come ospite al suo show: quale momento migliore, se non una diretta nello show più seguito dalla città, per presentare al mondo Joker?

Penny e Murray hanno in comune uno dei fardelli più grandi che porterà Joker al completo esaurimento nervoso: Gotham stressa l’uomo con violenza, bullismo, maleducazione, emarginazione, ma Penny e Murray, le uniche due persone di cui Arthur si fida e in cui vede bellezza, lo tradiscono. Questo ci fa comprendere che l’uomo può sopportare tutto grazie alla poca luce che vede in qualcosa. Se si spegne anche quella luce, l’abisso è inevitabile.

Grazie per aver letto questa LUNGHISSIMA recensione e scusate se sono stata poco breve, ma questo era un film di cui bisognava parlare con attenzione! Voi lo avete visto? Tifate per il caro vecchio Joaquin per la nomina agli Oscar? Fatemi sapere tutto nei commenti o sul nostro instagram (cines.blog).

Ci vediamo domani con un approfondimento sulla vita e sulla carriera di Joaquin Phoenix e prossimamente con la recensione dell’ultima serie di Ryan Murphy. Intanto se volete recuperare i miei post biografici vi lascio qui sotto i link per raggiungerli:

cines.blog/2019/09/24/quentin-linventore-del-cinema-cult/

cines.blog/2019/09/16/pose-la-nuova-serie-anticonformista-di-ryan-murphy/

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