Netflix: la fabbrica degli stereotipi

Nell’ottobre del 2015, esattamente quattro anni fa, l’azienda di streaming Netflix è arrivata in Italia e con lei sono poi susseguite un’infinità di pellicole prodotte, confezionate ed infiocchettate dallo stessa azienda. Eh già, oltre a deliziarci pubblicando ogni mese nuovi titoli, tra cult, classici del cinema contemporaneo e irrinunciabili perle del cinema vintage, Netflix ha deciso di intraprendere lui stesso la strada della produzione cinematografica, sborsando per la realizzazione di opere dallo scarso successo, le quali impossibili da vedere nelle sale dei cinema ma solo sulla piattaforma a pagamento, comodamente dal divano di casa. Comodo per i nostri fondoschiena, certo, ma più fastidioso per i nostri occhi: infatti, da quando Netflix ha iniziato a produrre film, non mi pare ci siano stati grandi titoli in quanto a qualità tematica e visiva, tranne poche eccezioni.

Nello specifico, vorrei parlare dei film produzione Netflix mirati alle menti degli adolescenti, maggiori fruitori del mondo dello streaming. Da qualche annetto, infatti, Netflix si è preoccupato parecchio di saziare la fame di commedie di vario genere sofferta dai teenager di questa generazione. Dico di questa generazione perché tutti coloro che hanno vissuto la loro età più bella negli anni ’90 o nei primi del 2000 ricordano bene la produzione esponenziale di commedie per ragazzi uscite nelle sale. Giovani, carini e disoccupati, 10 cose che odio di te, Mean girls, Ragazze nel pallone, Ragazze a Beverly Hills, American Pie, Pleasantville e molte altre pellicole indirizzate principalmente a un pubblico tra i 13 e i 18 anni , le quali sono diventate inevitabilmente dei cult, pietre miliari dell’epoca dei jeans a vita bassa e del rosa barbie. Tanti di questi film oggi giorno non sono neanche considerate dai ragazzi della stessa età di quelli che, un tempo, ne andavano matti, e questo è naturale: il cinema cambia come cambia la società e le esigenze del pubblico, ma siamo sicuri di star andando nella direzione giusta?

Non dico che i film sopracitati siano dei capolavori: avevano in loro parecchi aspetti trash, esagerati, comicità spesso volgare o scadente, ma forse sono proprio questi aspetti che li hanno resi adorabili. Storie esagerate, nuove, spassose, personaggi ridicoli e sopra le righe, stereotipi accentuati al massimo, una parodia stessa della comicità per teenager: sono questi gli aspetti che rendono quei film vincenti. Netflix in questi ultimi anni ha voluto farsi promotore di quel genere, facendo uscire sulla piattaforma un’infinità di pellicole che cercano di riprendere quel filone tanto caratterizzato, fallendo miseramente nell’impresa.

Negli anni ’90 la presa in giro dello stereotipo sdoganava lo stesso stereotipo, facendolo prendere e accettare con ilarità, privandolo di quel vittimismo che ci ha tanto stancato. Le pellicole targate Netflix fanno l’esatto opposto. Sierra Burgess è una sfigata, The perfect date, The last summer, Tutte le volte che ho detto ti amo, The kissing booth, Voglio una vita a forma di me e, in ultimo, Tall girl sono le pellicole più viste in questo periodo e hanno tutte lo stesso problema: la banalità. Sono banali i personaggi, le storie, la comicità, TUTTO!

Tra di loro si confondono per affinità tematiche e struttura della trama.

  • Tutte hanno un personaggio femminile sfigato, privo di personalità, il cui unico scopo nella vita è trovare un ragazzo per andare al ballo della scuola (ricordiamo che il ballo della scuola c’è praticamente in qualsiasi film per adolescenti e la cosa avrebbe anche stufato). Per far vedere che queste ragazze disperate meritano la nostra ammirazione, hanno tutte dei talenti pazzeschi: o sono geni della matematica, o cantano, suonano, scrivono canzoni o sono delle meravigliose amiche del cuore. In contrapposizione a queste virtù vediamo poi degli aspetti pressoché insignificanti che le rendono agli occhi dei loro coetanei delle sfigate: sono delle secchione, hanno qualche chilo in più, non si vestono firmate o come se fossero uscite da una puntata di Sex in the city eccetera eccetera. Hanno portato questa tematica talmente tanto all’estremo che il “difetto” della protagonista di Tall girl è il fatto di essere alta. Sensata come cosa, non trovate?
  • Ci deve essere necessariamente un personaggio visibilmente insopportabile che è, guarda caso, anche il più popolare della scuola e che avrà il solo scopo di abbattere l’autostima della protagonista, come se non fosse già abbastanza misera, e di soffiarle il ragazzo che le piace. Ovviamente questo fattore porterà la protagonista ad vedere un secondo desiderio, oltre ad accaparrarsi il cavaliere per il ballo: diventare come la stronza che vive per perseguitarla. Questo ci trasmette il messaggio, attenzione per tutte le ragazze in lettura, che non importa l’intelligenza, la bontà d’animo e la correttezza quando puoi essere, udite udite, la più popolare del liceo che fa tremare le pareti della scuola a suon di tacchi a spillo.
  • Tutte hanno un’amica del cuore o un amico del cuore che o è omosessuale o è di un’etnia diversa da quella del protagonista (tranne in “Tutte le volte che ho detto ti amo” in cui la protagonista è cinese), perché a Netflix mostrare le “diversità” piace e farlo trasmette al pubblico un messaggio di integrazione e inclusione. Peccato che questo messaggio paiono capirlo solo i produttori del film stesso, visto che, a mio parere, certi escamotage sviluppano solo fastidio per chi l’integrazione la professa da tutta la vita.

Con voi vorrei approfondire principalmente due concetti: lo stereotipo e la banalità delle trame.

Un personaggio gay, che in un film ha un ruolo piccolissimo, scontato e inutile per la trama, non ha alcun senso e nessuna finalità emancipatrice se:

  • non viene approfondito il tema stesso dell’omosessualità tra gli adolescenti;
  • se non ne viene illustrato il carattere (unificato e monotono, necessariamente esagerato e sclerotico);
  • se non viene sviluppata la storia e non gli si da spazio.

Tutto questo accade semplicemente perché il personaggio non è pensato per avere effettivamente uno spazio nella storia ma solo per dimostrare la fittizia apertura mentale della produzione, rendendola agli occhi dello spettatore più moderno un ulteriore chiusura, e per arrivare al portafoglio delle minoranze esposte, spesso prese visibilmente in giro.

Lo stesso accade con i personaggi di etnia diversa da quella del resto del cast, meno presi di mira rispetto alla comunità LGBT, ma sempre stereotipati o destinati ad essere l’ombra del/a protagonista. In questo modo, però, non si combatte l’omofobia o il razzismo, perché se un film accentua falsi stereotipi, spesso sostenuti dalle stesse persone affette da omofobia e razzismo, tutto si conclude in un circolo vizioso e deleterio. Parlandoci chiaramente, è davvero necessario esporre questo tipo di ragionamento in un film mirato alle nuove generazioni in un anno come il 2019? Gli adolescenti di oggi non sono già abituati a considerare omosessualità ed immigrazione aspetti della società all’ordine del giorno? Se la risposta è no, non bastano i film a risolvere un problema tanto grave dal punto di vista umano. Viviamo in un mondo in cui il concetto di “diverso” è talmente tanto superato che continuando a far uscire pellicole di questo tipo si finirà per essere non annoiati, ma nauseati. Il pubblico giovane è stanco di vedere stereotipi, di vedere personaggi inutili la cui unica giustificazione è l’essere “politicamente corretti”, di seguire storie tutte uguali, di vedere personaggi femminili privi di autostima , in un modo o nell’altro, dipendenti dal ragazzo da portare al ballo. Il pubblico è stanco. Io sono stanca.

Il cinema ha raccontato molte cose, ma non tutte e, soprattutto, non ha finito di analizzare ogni sfumatura di qualsiasi argomento. Questo significa che copiare e incollare non è una soluzione vincente. Non pretendo che si producano solo capolavori impegnati ed innovativi, ma una ventata di aria fresca ci farebbe bene e magari basterebbe ad eliminare una volta per tutte la cosa peggiore che esiste, almeno dal mondo del cinema: lo stereotipo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...