Martin Eden: una perla del nuovo cinema italiano

Armandovi di coraggio e concentrazione, vi invito ad andare al cinema per guardare uno dei film più belli degli ultimi anni per quanto riguarda il panorama italiano. Scordatevi fuori dalla sala le distrazioni dell’epoca contemporanea e immergetevi, solo voi e la vostra coscienza, in una Napoli fatta di toni grigi e crudo realismo.

Trama

Martin Eden, giovane marinaio napoletano, salva la vita di Arturo Orsini, figlio più giovane di una famiglia aristocratica. Come segno di gratitudine, viene invitato a cena nella lussuosa villa padronale e da quella sera la sua vita inizierà a cambiare drasticamente. Analfabeta e con in tasca il grande sogno di diventare scrittore, Martin affronterà tutte le avversità che la vita gli porrà dinanzi per raggiungere le sue aspirazioni e la donna di cui è follemente innamorato.

A dirigere questo piccolo capolavoro, uscito nelle sale il 4 settembre, c’è Pietro Marcello, un giovane regista visionario che non ha paura di osare, neanche in progetti da grande schermo. E a interpretare il complesso e contorto personaggio di Martin Eden vediamo Luca Marinelli, volto ormai noto a tutti coloro che seguono il buon cinema italiano degli ultimi anni. Abbiamo incontrato Marinelli in pellicole come Lo chiamavano Jeeg Robot (per il quale ha vinto il David di Donatello come miglior attore non protagonista) , La solitudine dei numeri primi, La grande bellezza e Fabrizio De André – Principe libero, constatando che il ragazzo ha stoffa. Un attore intenso, ricercato, raro, con un viso che buca lo schermo e seduce la cinepresa. In questo film, presentato in concorso alla 76° mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Marinelli ci regala un’interpretazione magistrale, vera, commovente. A mettere alla prova il giovane interprete, è un ruolo pesante, potente, carico di emozioni da tirare fuori e di sfumature caratteriali da lasciar trasparire. Un personaggio carismatico ed affascinante che fa innamorare lo spettatore e al quale fa sentire ogni suo stato d’animo. Non riesco a vedere nessun volto diverso da quello di Luca Marinelli adatto ad appropriarsi di queste mille sfaccettature.

Martin Eden ha suscitato in me parecchie emozioni contrastanti che, in qualche modo, si armonizzano alla perfezione, facendomi uscire dal cinema con un senso di completezza e con tanto su cui riflettere.

Il dramma di Jack London (scrittore del primo novecento dal cui capolavoro omonimo è stato tratto il film) viene messo su pellicola con maestria, apportando alcuni cambiamenti molto interessanti:

Il libro è ambientato nella San Francisco del 1900, ma a Pietro Marcello questo dettaglio non andava a genio ed ha deciso di far svolgere le vicenda in una Napoli di un tempo non definito. Parlo di tempo “non definito” perché il regista ha avuto l’idea di unire in un solo trascorso storico elementi di varie epoche. In una scena vediamo una televisione a colori, alcuni personaggi sfoggiano abiti lunghi di inizio secolo, mentre altri portano gonne e completi anni 60. Automobili dei primi anni 70 sono trasportate in una città che pare vivere negli anni 40, arrivando alla fine del film, in cui un uomo corre sulla spiaggia annunciando l’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Marcello non sarà stato una cima in storia quando era al liceo, ma come scelta registica è da considerarsi un lampo di genio: questa confusione temporale, infatti, è uno sfondo a malapena percepibile, grazie alla coralità ambientale della pellicola che non subisce mai sconvolgimenti inappropriati.

Uno degli aspetti migliori di Martin Eden è la fotografia. Somigliante ad un documentario, il film ci propone una serie di scene infilate nell’intreccio del racconto apparentemente casuali ma che al caso lasciano ben poco. Da una serie di volti raffiguranti l’umanità della città di Napoli, passando per un galeone che solca le onde, ad un bambino zoppo color carta da zucchero, Marcello rende meravigliosamente il verismo e la crudezza che tutta la storia è concentrata a passare allo spettatore. Guardando la pellicola si pensa allo sfogliare un libro di Verga e all’ammirare un dipinto di Salvadon Dalì, una combinazione perfetta tra verismo e surrealismo che insieme collaborano nel rendere il film di grande impatto emotivo. Il film si avvale di ambientazioni romantiche e malinconiche,di personaggi grezzi e fedeli alla loro natura, di scenari umili per raccontare la netta contrapposizione tra falsità borghese e brutale verità proletaria. Un clima di apprensione e di perenne attesa accompagna lo spettatore per tutta la vita del protagonista, attaccandolo alle sue difficoltà e sperando per lui e per il suo successo. Sono rare le opere che ti fanno tanto immedesimare in una storia così lontana dalla nostra quotidianità: Martin Eden ci riesce alla perfezione.

Martin Eden, vi avverto, è un’opera lenta, nichilista in ogni senso della parola, straziante e priva di ogni briciolo di speranza in un lieto fine, amara e per nulla leggera. Per vederla, bisogna farsi carico di grande forza di volontà e di nervi d’acciaio, ma vi assicuro che ne varrà la pena.

L’unico appunto che ho da fare a questo, altrimenti incontestabile, capolavoro riguarda il finale. Ad un tratto il film prende una piega più lenta del dovuto, allungando la visione di qualche minuto, fattore che fa respirare un sentore di noia. Fortunatamente il finale inevitabile ma inaspettato rivitalizzano la situazione, compensando i minuti in eccesso.

Questo è un film che aggiungo a una serie di opere che gli italiani in quanto tali e in quanto amanti dell’arte cinematografica devono vedere. Ormai sono in troppi a considerare il cinema del nostro paese sciocco, grottesco e populista, dei cinepanettoni e delle commedie scadenti. L’Italia non è solo questo: è il paese del cinema d’autore, di Tornatore, Fellini e Pasolini, delle storie di verità e di denunci sociale. Martin Eden è un’opera che va vista in quanto contributo alla bellezza della filmografia italiana.

Come al solito, vi invito a lasciare un commento riguardante la pellicola recensita o sulle uscite che vi piacerebbe vedere prossimamente!

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