3 cartoni Disney innovativi

La Disney, nota casa di produzione per adulti e piccini, si é sbizzarrita nell’ultimo decennio introducendo elementi di modernità all’interno dei suoi cartoni e dei suoi film.

La sua fondazione risale al 1923 in una cultura totalmente diversa da quella attuale: é stata costretta ad evolversi. In quasi un secolo non é cambiata radicalmente solo la cultura ma anche i costumi, la politica e la società: una società fondata sull’accettazione e sull’uguaglianza, anche se con qualche resistenza.

“Se puoi sognarlo, puoi farlo”

Con il motto sopra citato essa si é conquistata il cuore di tutti, compreso il mio, creandosi un vero e proprio impero. I tre cartoni che citerò sono molto diversi fra loro, ma tutti e tre hanno introdotto delle novità molto interessanti. Ecco quali sono:

  • Coco e la cultura messicana;
  • Oceania e la società patriarcale;
  • La bella e la bestia e la sessualità nascosta.

Coco e la cultura messicana

Coco é un film d’animazione del 2017, distribuito dalla Disney ma creato e prodotto dalla Pixar. Ha vinto ben due primi Oscar: miglior film d’animazione e miglior canzone. Vediamo velocemente la trama:

Nella cittadina messicana di Santa Cecilia vive Miguel Rivera, un bambino dodicenne che sogna di diventare un musicista come il suo idolo Ernesto de la Cruz. Tuttavia, la famiglia di Miguel è contraria a qualsiasi cosa che riguarda la musica, sin da quando Mamá Imelda, trisavola di Miguel, venne abbandonata con la piccola figlia Coco dal marito musicista; perciò Miguel è “destinato” a proseguire la ditta di calzature di famiglia, attività avviata proprio da Imelda quando rimase sola. L’unico famigliare con cui Miguel si trova d’accordo è proprio la bisnonna, Coco. Un viaggio nell’aldilà stravolgerà la vita e la famiglia di Miguel.

Che cosa rende Coco un film degno di nota? La cultura che narra.

La cultura messicana elaborata e rappresentata in tutta la sua bellezza, anche nella morte. Nella pellicola sono presenti elementi tipici della cultura messicana come le Huaraches (sandali tipici messicani), Frida Kahlo, in più tutta la grafica, i colori e gli animali mitologici.

Ma l’aspetto davvero interessante di questo cartone é la rappresentazione della morte, non vista come fine di un viaggio ma come inizio di un percorso. Nessun cartone aveva mai rappresentato la morte in questa maniera.

Oceania e la società patriarcale

È un film d’animazione del 2016 prodotto dalla Disney.

In principio c’era solo l’Oceano, finché non emerse l’isola madre Te Fiti. Il suo cuore, una piccola pietra verde, aveva il più grande potere magico mai conosciuto: creare la vita. Con il tempo però, in molti cominciarono a bramare l’enorme potere del cuore di Te Fiti, finché un giorno il semidio e mutaforma Maui attraversò l’oceano per rubarle il cuore, con lo scopo di donare il cuore di Te Fiti all’umanità affinché anche gli umani ottenessero il potere di creare la vita. Tuttavia, non appena Maui sottrasse il cuore a Te Fiti, l’oscurità cominciò ad espandersi per l’oceano e lo stesso Maui, durante la sua fuga, fu costretto a scontrarsi con un demone di lava, Te Kā, anch’ella desiderosa di ottenere il cuore. Durante lo scontro però, Maui perse sia il cuore che il suo amo, un dono degli dei che permette le sue trasformazioni, e scomparve misteriosamente. Molti anni dopo, in una piccola Isola, Vaiana (figlia ed erede del sovrano dell’isola) viene scelta dall’oceano stesso per ripristinare il cuore alla dea.

Come mai é nella nostra lista? Scopriamolo subito.

La struttura femminista della storia non sembra avere particolari spicchi di modernità (pensiamo a Mulan e Ribelle per esempio), l’innovazione la troviamo proprio in Vaiana: Vaiana é nera e unica erede di una tribù (icona per eccellenza del patriarcato). Cosa cambia allora da Pocahontas? Lo sviluppo della trama, l’inesistenza della figura maschile vista come “unica salvezza”. Il viaggio che intraprenderà Vaiana non é per convincere il padre di essere adatta al trono, ma é per se stessa e per il suo popolo. Ironico e cinico quanto serve Oceania si merita il suo posto nella nostra lista.

La bella e la bestia: sessualità nascosta

Qui ci concentriamo sul live-action del famosissimo cartone Disney, in particolare sul film del 2017 con protagonista Emma Watson.

Un principe arrogante vive nel lusso e nell’agiatezza all’interno del suo castello, dando feste e balli, inondando di tasse le popolazioni dei villaggi vicini. Una sera d’inverno, giunge al castello un’anziana mendicante che, per mettere il principe alla prova, gli offre una rosa in cambio di ospitalità, ma viene respinta dal nobile superbo. La mendicante si mostra allora per quello che è in realtà, ossia una fata, che, per punire il giovane della sua arroganza, getta un incantesimo sul palazzo, trasformando il principe in una bestia orrenda, e i suoi più fedeli servitori tramutati in oggetti. Il sortilegio agisce inoltre su tutti i villaggi del principe, cancellando la memoria delle popolazioni che li abitano, i quali dimenticano l’esistenza del castello e dei suoi abitanti, come se non fossero mai esistiti. Il castello rimane così isolato nella foresta, in una sorta di inverno perenne e di spazio fuori tempo, per via dell’incantesimo. Prima di andare via, la maga lascia alla Bestia una rosa incantata: se il principe fosse riuscito ad amare e a farsi amare a sua volta prima che fosse caduto l’ultimo petalo, l’incantesimo si sarebbe spezzato; in caso contrario la magia sarebbe divenuta eterna.

Cosa intendo per sessualità nascosta?

Nel Film ci sono due personaggio omosessuali, totalmente diversi fra loro:

  • Lefou: innamorato di Gaston, un’omosessualità Nascosta (volontariamente) che emerge a malapena;
  • Uno scagnozzo di Gaston: un personaggio di poco conto all’interno del film ma che non é passato affatto inosservato; durante la lotta finale lo vediamo in aria soddisfatta mentre indossa dei vestiti da donna (una scena molto divertente fra l’altro).

La Disney sta cercando di integrare più condizioni sociali all’interno dei suoi cartoni, il che é BELLISSIMO. Lo sta facendo a piccoli passi ma a piede fermo: é una qualità non di poco conto.

Chissà se vedremo un giorno una protagonista od un protagonista omosessuale o, meglio ancora, queer. Ma quello che dovremmo domandarci é: sarà una saggia scelta?

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