American Graffiti: un cult dimenticato di George Lucas

Quanti, tra noi amanti del cinema, non hanno, almeno una volta, sognato di fare un salto in qualche epoca, passata o futura che sia, ritratta in un film?

Ballare nelle sale delle Dodici Querce con Rossella O’ Hara, prendersi un milk shake con Danny Zuko al Frosty Palace vicino scuola o combattere replicanti in un futuro al limite dell’assurdo! Il cinema è un’arte che consente di fare anche questo, d’altronde: viaggiare nei secoli.

Oggi voglio parlarvi di un film che, a modo suo, è un continuo viaggio, capace di trasportarci in un epoca fatta di cadillac e brillantina, facendoci rimpiangere di non essere nati negli anni ’60.

È il lontano 1973 quando George Lucas (Star Wars, Iniana Jones, Labyrinth-Dove Tutto è Possibile) decide di girare American Graffiti, un film senza una trama effettiva e senza star del cinema eccelse (o meglio, non lo erano ancora), ma con tanto da raccontare sulla vita dell’America di quegli anni.

La trama, come dicevo, è praticamente inesistente. In breve, ripercorriamo con i protagonisti la loro ultima notte nella cittadina natale, in California, prima della partenza per il college. La pellicola, infatti, si svolge in un’unica nottata in cui succede tutto e niente e che ci dà un ampio quadro da analizzare riguardante la vita americana negli anni ’60 e il concetto di stesso di “vita” concepito dai teenager statunitensi, fattore interessante che ha reso il film un cult.

Incontriamo personaggi molto diversi:

come protagonisti abbiamo Steve (Ron Howard prima che facesse Happy Days un anno più tardi e prima che diventasse uno dei registi più grandi di tutti i tempi), un ragazzo che non vede l’ora di fuggire dalla monotonia della sua vita e di riscattarsi socialmente,

e Curt (Richard Dreyfuss prima di Lo Squalo e Incontri ravvicinati del terzo tipo), il suo migliore amico, indeciso tra il lasciare la cittadina che lo tiene prigioniero e l’evadere per affrontare il mondo vero, spaventoso e con pochissimi aspetti simili alla vita che si è abituato a conoscere;

Personaggi minori, ma non per questo meno carismatici, sono John (Paul Le Mat), un ragazzo un po’ scontroso che gestisce l’officina di famiglia e che vive incollato alla sua macchina gialla, rinomata in tutto il quartiere per essere la più veloce, e Terry (Charles Martin Smith), un imbranato che riesce magicamente a conquistare una ragazza.

Le loro avventure notturne compongono una pellicola movimentata, leggera e divertente, priva di banalità. Di certo non un film pretenzioso, ma che conferisce un’aperta ed intelligente visione di cosa rappresentava l’America e, forse, di cosa rappresenta ancora: un paese fatto di Status Simbol, dove la macchina che guidi diventa ciò che sei e ciò che dimostri di essere al mondo; un paese in cui la familiarità e la fiducia tra compatrioti è tutto, tanto da rendere dolorosa la scelta di costruirsi una vita nuova altrove.

Ma questo attaccamento morboso dell’americano alle proprie origini è un fattore positivo? L’epilogo della pellicola fa ben capire la risposta a questo quesito, ma lascerò che la scopriate da soli. Qui non si fanno spoiler!

American Graffiti è un buon film, adatto a chi ha voglia di guardare qualcosa di leggero ma che, al contempo, stimoli facilmente la riflessione. Colorato, spiritoso, con sprazzi filosofici profondi ed illuminanti. Una satira di quel mondo a noi lontano e dalle connotazioni surreali che abbiamo imparato a conoscere tramite le canzoni di Grease, non tanto patinato quanto ci si aspetta e molto più realistico e crudo di quanto ci piaccia credere.

Vedere questo film è stimolante anche per la inevitabile messa a confronto dei tempi vissuti dai personaggi con quelli che viviamo noi oggigiorno. Il rapporto con il brivido e con l’inaspettato, le interazioni umane, le storie romantiche e quelle di amicizia. Un mondo senza filtri dove, se volevi vivere, dovevi cogliere l’attimo e rompere qualsiasi cosa si avvicinasse alla quotidianità, cosa che oggi raramente accade, essendo ogni rapporto bloccato da uno schermo e ogni brivido represso da una paura nell’interfacciarsi con il mondo reale.

American Graffiti: approvato! Fatemi sapere nei commenti se avete visto il film, se vi è piaciuto o se intendete guardarlo.

Vi lascio qui sotto il link per seguirmi su Instagram, dove pubblico contenuti riguardanti il cinema:

https://www.instagram.com/mymoviesdrugs/?hl=it

Martina Borgioni

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